Ronaldo, “o fenomeno do Brasil e do mundo”

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YOKOHAMA - JUNE 30: Ronaldo of Brazil lines up before the World Cup Final match between Germany and Brazil played at the International Stadium Yokohama, Yokohama, Japan on June 30, 2002. Brazil won the match 2-0. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Prasemprefenomeno”: così lo salutavano i tifosi il 20 febbraio 2011 nella sua ultima partita. Ronaldo Luís Nazário de Lima non era più solo un fenomeno brasiliano, come ai tempi del Cruzeiro, quando, a soli 16 anni, vince la Coppa del Brasile. Ronaldo era “o fenomeno do mundo”, uno di quei calciatori che contribuisce a scrivere la storia del grande calcio, protagonista di una brillante carriera sfortunatamente interrotta 10 mesi prima del previsto.

E’ il 1996 quando Ronaldo viene venduto dal PSV al Barcellona per 20 milioni di dollari. L’Europa non era nuova alle prodezze del fenomeno brasiliano, che riesce a segnare ben 47 reti in 49 partite ufficiali, risultando decisivo per la vittoria del suo primo trofeo spagnolo, la Coppa delle Coppe, grazie al quale si aggiudica il premio come miglior marcatore della stagione secondo il giornale sportivo Marca. La permanenza nella squadra catalana durò una sola stagione, in seguito alla quale il cartellino del brasiliano venne acquistato dall’Inter di Moratti.
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Nella stagione 97-98, Ronaldo vinse il suo primo Pallone d’Oro con 25 gol in 32 partite. A soli vent’anni, “o fenomeno” raggiungeva il trofeo più ambito dai calciatori a livello personale e tutto sembrava confermare il suo destino: entrare nell’albo delle stelle del grande calcio. Eppure, il 21 novembre del 1999, durante una partita col Lecce, la carriera di Ronaldo subisce un brusco arresto: un infortunio gli provoca una lesione al tendine rotuleo del ginocchio destro; quello che doveva essere un semplice incidente di percorso, costringe il brasiliano ad un anno di stop. La prudenza con cui l’allenatore Cuper lo utilizza in campo e la “conquista” del terzo posto in classifica alla fine del campionato, incrinano i rapporti tra Ronaldo e la squadra, che, nel 2002, lo vende al Real Madrid.

La nuova squadra spagnola permette a Ronaldo di vincere il secondo Pallone d’Oro della sua carriera il 17 dicembre 2002. E’ un momento favorevole per la carriera del brasiliano, che,  in cinque anni, conquista campionato spagnolo, Supercoppa Nazionale e titolo di Pichichi, con 104 gol in 177 partite ufficiali. Nel 2002, poi, Ronaldo si distingue anche con la maglia della nazionale verdeoro, risultando decisivo per la vittoria del Mondiale: è sua la rete dell’1-0 nella semifinale con la Turchia ed è ancora sua la doppietta  in finale con la Germania.

Nostalgico della Serie A, all’inizio del 2007 approda al Milan per 7,5 milioni di euro. Con 7 gol in 14 partite, Ronaldo contribuisce alla conquista del quarto posto in campionato, che concede al Milan l’accesso in Champions League. Nemmeno il tempo di cominciare la nuova stagione e Ronaldo si infortuna prima ad una coscia (che lo costringe a 3 mesi di assenza) e poi ad un polpaccio (con 2 mesi di stop). Il fato benevolo sembra aver abbandonato il brasiliano, che nove anni dopo il grave infortunio del 1999, subisce la rottura del tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Dopo una nuova operazione, si concludeva la carriera di Ronaldo al Milan,nonostante il contratto sia scaduto solo il 30 giugno del 2008.

Quello che segue all’infortunio è un periodo difficile, in cui Ronaldo si ritrova senza contratto e costretto a recuperare in Brasile assistito dai medici. Eppure, “o fenomeno” non poteva uscire di scena così silenziosamente: è il 4 marzo del 2009 quando esordisce col Corinthians dopo 13 mesi di infortunio. Nello stesso anno, la squadra si aggiudica il primo posto in classifica e Ronaldo viene eletto miglior giocatore del torneo. Ma i guai per il brasiliano non sono finiti: il 29 luglio del 2009 viene operato per una frattura alla mano sinistra e, contemporaneamente, subisce un intervento di liposuzione per ridurre il grasso accumulato a causa dell’ipotiroidismo da cui è affetto. Ad un anno dallo stop definitivo, la forma fisica del calciatore brasiliano non era delle migliori: l’inattività derivante da infortuni continuava a fargli acquistare peso, a cui si aggiungeva l’impossibilità di poter curare correttamente l’ipotiroidismo.

Nel mondo del calcio sono in molti a criticare Ronaldo per il sovrappeso, accusandolo di essersi rovinato da solo per ingordigia. In realtà, quella del brasiliano è stata solo lealtà per lo sport, dal momento che ha “accettato” di evitare le cure all’ipotiroidismo poiché quei farmaci sono considerati dopanti. A soli 34 anni, è stato costretto ad abbandonare il campo, lui che aveva imparato ad amarlo fin da piccolo, cominciando come  raccattapalle del Flamengo. Nella nazionale brasiliana solo Pelè può vantare un primato migliore, coi suoi 15 gol che lo separano dai 62 di Ronaldo.

Con 414 reti in 616 partite tra club e Nazionale, Ronaldo salutava il calcio giocato, ma lo sport occupa ancora un posto privilegiato nella vita e nel cuore del brasiliano: numerose sono le sue apparizioni alle partite del Brasile o in quelle di Champions League, sugli spalti come un normale tifoso; lui, un modello per tutti i giovani calciatori; lui, che troppo spesso deve sopportare di sentir confondere il suo nome con quello di Cristiano Ronaldo, nonostante il grandissimo talento di quest’ultimo.

Saranno in molti a ricordare il calciatore brasiliano come l’omone fasciato nella maglia della divisa del club di turno o come l’atleta rovinato dal suo peso. Chissà in quanti ripenseranno a lui come il giocatore che metteva a sedere il portiere in area, che dribblava cinicamente gli avversari, capace di divertire e far amare il vero calcio. Potranno anche esserci due “Ronaldo”, ma solo uno sarà “prasemprefenomeno” (“fenomeno per sempre”).

di Antonella Gioia