UN ESONERO DAL RETROGUSTO AMARO

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Se qualcuno avesse detto lo scorso maggio che Vlado Petkovic non avrebbe mangiato il panettone in casa Lazio, probabilmente gli avrebbero dato del pazzo o più semplicemente l’avrebbero rinchiuso in qualche centro di recupero. Già, perché lo scorso 26 maggio il tecnico bosniaco naturalizzato svizzero, oramai ex allenatore della squadra capitolina, vinceva il derby romano più importante di sempre, aggiudicandosi la Coppa Italia ed entrando ufficialmente nella storia del club biancoceleste.

Ma nella giornata di oggi Petkovic, che in estate era considerato praticamente inamovibile e che oltretutto venne più volte contattato da club come Chelsea e Totthenam, è ufficialmente un allenatore disoccupato. E’ mai possibile che nel giro di 3 mesi, colui che veniva considerato uno degli allenatori europei più promettenti sulla piazza, colui che grazie alla conoscenza di ben 8 lingue riusciva ad unire gli spogliatoi e che ha portato la Lazio al trionfo più esaltante della sua storia (scudetti del ’73-74 e ’99-2000 a parte), abbia perso improvvisamente tutte le sue potenzialità e sia diventato un allenatore mediocre? E’ mai possibile che sia lui il principale colpevole del attuale crollo dei biancocelesti? O forse l’anno passato era già stato fatto un autentico miracolo e il Presidente Lotito, dirigenza compresa, ha creduto presuntuosamente che si potesse andare avanti e rimanere competitivi solo con qualche esiguo ritocco? E’ vero che in questi casi il primo a pagare è sempre l’allenatore, ma in certe situazioni bisogna andarci cauti e dare il giusto peso e le giuste responsabilità. Facendo una analisi attenta della situazione, si può notare come la rosa della Lazio, fatta eccezione per qualche piccolo innesto non certo di livello internazionale (Biglia, Keità, Novaretti, Felipe Anderson), sia rimasta esattamente la stessa da 3 anni a questa parte. Lo zoccolo duro è infatti rimasto sempre lo stesso, Marchetti, Konko, Radu, Ledesma, Hernanes, Candreva, Klose, con la “piccola” differenza che gli anni passano per tutti, anche per giocatori di estrema classe come il bomber tedesco, e che se non si fa un’adeguato e costante piano di rinnovamento i risultati vengono automaticamente a mancare.

In questi giorni, come se non bastasse, sta andando in scena un siparietto al quanto squallido tra Petkovic e il Presidente Lotito , che probabilmente si risolverà in tribunale. Il tutto porterà, a breve, ad una “amara” rescissione, all’arrivo dell’ex Eddy Reja e all’approdo del tecnico bosniaco sulla panchina della Nazionale Svizzera. Ciò che tutti si chiedono è: era così necessario lasciarsi in questa maniera dopo l’annata trionfale appena trascorsa? Ma soprattutto: era necessario lasciarsi? A voi la sentenza.

Filippo Migheli

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