DALLE ARANCE AL TESSUTO: L’ORIGINALE IMPRESA DI ORANGE FIBER

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“Il nostro sogno è che da oggi, ogni volta che berrete una spremuta, penserete che ci sono due matte che cercano di trasformare lo scarto dell’arancia in un tessuto sostenibile per consumatori consapevoli”. Parola di Enrica Arena e Adriana Santanocito, le due giovani catanesi che hanno dato vita ad Orange Fiber, la startup insediata nell’incubatore d’impresa di Trentino Sviluppo che trasforma le bucce di arance e agrumi in tessuti. Oggi, martedì 14 ottobre, nell’iPoint dentro il BIC di Rovereto, le ragazze hanno presentato il primo prototipo di tessuto ottenuto unendo un filato di acetato ricavato da agrumi e seta. “In Trentino faremo ricerca e proveremo ad applicare il progetto anche alle mele”, annunciano le due startupper siciliane. “Ad appena 10 mesi dall’inaugurazione gli spazi di preincubazione hanno ospitato 13 progetti, 8 dei quali si sono già trasformati in impresa; 700 le ore di tutoraggio messe in campo da Trentino Sviluppo.

L’avventura di Adriana Santanocito ed Enrica Arena è iniziata sui banchi dell’università: “Ci abbiamo pensato per la prima volta due anni fa, a Milano – raccontano – stavamo ultimando i nostri studi, condividevamo un appartamento e anche le nostre aspettative sul futuro”. Adriana voleva diventare una fashion designer specializzata in tessile, Enrica voleva un lavoro che avesse a che fare con l’imprenditoria sociale. Entrambe con un occhio alla sostenibilità. “Tra un’ipotesi e l’altra, l’idea: e se potessimo utilizzare gli agrumi per creare un tessuto sostenibile e vitaminico?” All’inizio, le ragazze hanno pensato di utilizzare il surplus di produzione: “Sapevamo che il 25% della produzione totale viene buttato o neanche raccolto – spiegano – ma studiando e approfondendo abbiamo scoperto che in Italia, ogni anno, vengono prodotte più di 700 mila tonnellate di scarti industriali da lavorazione di agrumi”. Così sono partite dai resti delle arance. Adriana ha iniziato a studiare i processi di trasformazione delle biomasse in tessuti per la sua tesi di laurea e ha sviluppato un’ipotesi di fattibilità che ha poi verificato e brevettato insieme al Politecnico di Milano. Nel frattempo le due ragazze hanno anche sviluppato un processo per arricchire il tessuto con oli essenziali naturali che rilasciano vitamina C sulla pelle di chi lo indossa.

L’IMPRESA

L’idea originale è piaciuta ed ha ricevuto diversi premi, riuscendo a entrare in percorsi di incubazione ed accelerazione di startup. È stata scelta tra le migliori 10 idee imprenditoriali sostenibili da sviluppare in vista di EXPO2015 e in questi giorni si è classificata al terzo posto come miglior startup italiana ai Macchianera Awards.

Alla fine l’idea di Enrica e Adriana si è concretizzata grazie a Trentino Sviluppo ed in particolare al programma Seed Money-FESR co-finanziato da Provincia, Stato ed Unione Europea, finalizzato all’avviamento di aziende innovative. A febbraio 2014 è nata l’impresa, con una sede in Sicilia, dove subito dopo la spremitura degli agrumi viene estratta la cellulosa, ed una a Rovereto. La filatura viene fatta in Spagna, mentre la tessitura del prototipo è stata effettuata a Como.

DALLE ARANCE…ALLE MELE!

“Dopo il prototipo, vogliamo andare in produzione entro gennaio e parallelamente, continuare con attività di ricerca e sviluppo”, confessano Enrica e Adriana. “Il Trentino è la sede adatta a questo, puntiamo a collaborare con i laboratori di biotecnologie dell’Università. Vogliamo lavorare sui principi attivi da abbinare al nostro tessuto, anche grazie alle nanotecnologie. Al tempo stesso vogliamo utilizzare nuove matrici organiche per la creazione di tessuti, ad esempio le mele”.

Le due ragazze, è proprio il caso di dirlo, hanno stoffa. Al momento stanno incontrando numerosi brand di moda interessati al tessuto e lavorano assiduamente al loro progetto per EXPO 2015: “Sogniamo che l’idea di trasformare gli scarti in prodotti innovativi, oltre a portare lavoro, contribuisca al rilancio del Made in Italy”.

IPOINT, NEANCHE UN ANNO MA NUMERI DA “GRANDE”

A 10 mesi dall’avvio, sono infatti stati inaugurati il 5 dicembre 2013, gli spazi di preincubazione dentro il BIC di Rovereto, denominati iPoint, stanno dando una certa soddisfazione a Trentino Sviluppo. Lo hanno sottolineato Filippo Manfredi e Renata Diazzi, rispettivamente a capo della Direzione Attività Economiche e dell’Area Bic e Nuove Imprese di Trentino Sviluppo, dando anche dei numeri.

In meno di un anno sono 13 i progetti d’impresa ospitati, 25 le persone coinvolte, con un’età media di 33 anni, in maggioranza maschi (68%) ma con un’importante presenza femminile (32%); 8 progetti, pari al 62% di tutti quelli transitati dall’iPoint, sono già diventati a tutti gli effetti un’impresa (5 Srl, 2 Srls, 1 ditta individuale).

“Risultato reso possibile – ha spiegato Filippo Manfredi – grazie alle circa 700 ore di tutoring e mentoring messe in campo da Trentino Sviluppo per aiutare gli startupper a mettere a fuoco la propria idea imprenditoriale soprattutto dal punto di vista della sostenibilità economico-finanziaria e delle possibili partnership con enti di ricerca presenti sul territorio”.

Sono 8 i progetti d’impresa attualmente ospitati nell’’iPoint: Libon, che offre soluzioni hardware e software per lo sport, Intexe, che punta a realizzare progetti formativi in una logica collaborativa e partecipativa, Arianna Point, la piattaforma di couponing, Parco Progetti, il sistema gestionale per le anagrafiche tecniche degli edifici, Medistart, il software per la vigilanza farmaceutica, Boohook, il social network culturale centrato sul libro, Skipassgo, con il suo innovativo sistema di vendita on-line degli skipass e, appunto, Orange Fiber. Quattro di queste hanno ottenuto il supporto finanziario del fondo Seed Money-FESR, una è stata finanziata nell’ambito del progetto TechPeaks.

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