DIRITTI UMANI E SICUREZZA: QUALE E’ IL GIUSTO EQUILIBRIO?

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“C’è una proliferazione di tecnologie di sorveglianza. Ma cadendo in mani sbagliate, queste tecnologie potrebbero mettere a rischio i diritti umani e i nostri interessi strategici” ha ricordato Marietje Schaake, relatrice della relazione sull’impatto della sorveglianza digitale in materia di diritti umani. L’argomento è stato discusso il 21 gennaio in un’audizione pubblica organizzata dalla commissione per il Commercio internazionale e dalla sottocommissione per i Diritti dell’uomo.

Le tecnologie hanno contribuito a promuovere i diritti umani, il coinvolgimento dei cittadini, rivoluzionando l’educazione, i media e l’accesso alla conoscenza. Tuttavia, come ricordato da Marietje Schaake nel suo discorso di apertura all’audizione pubblica, l’Unione europea deve riconoscere i rischi per i diritti umani in assenza di politiche intelligenti.

“Dobbiamo imparare delle preziose lezioni dagli eventi degli ultimi anni, come la Primavera araba o le rivelazioni della NSA. Ci hanno mostrato che tecnologie di sorveglianza hanno danneggiato gli interessi delle persone, la loro sicurezza e i loro diritti umani”, ha avvertito Schaake sottolineando la necessità di rinforzare i controlli sull’esportazione delle nuove tecnologie.

La prima parte dell’audizione si è concentrata sul problema del controllo delle esportazioni di tecnologie europee verso i paesi fuori dall’UE. Quest tecnoglogie potrebbero infatti essere utilizzate per la sorveglianza dei movimenti di protesta, di individui e partiti di opposizione. D’altra parte, gli esperti avvertono che il controllo dell’esportazione può avere un impatto negativo sui posti di lavoro e l’industria. Oltre a essere un gesto inutile a causa dell’attuale circolazione della tecnologia.

Il secondo pannello si è focalizzato sull’impatto delle tecnologie sui diritti umani nei paesi terzi. Dopo l’attacco a Charlie Hebdo, l’opinione pubblica è cambiata favorendo una politica di maggiore sicurezza. Gli Stati hanno l’obbligo di proteggere i cittadini e in base alle leggi si possono rafforzare la sicurezza e la sorveglianza. Il problema consiste nella possibile perdita di capacità di controllo delle procedure, ha spiegato Frank La Rue, ex relatore speciale delle Nazioni Unite. Tuttavia, “la sorveglianza di massa è di per sé un abuso di privacy”, ha detto.

L’udienza è stata presieduta da Elena Valenciano, presidente della sottocommissione per i Diritti umani e Bernd Lange, presidente della commissione per il Commercio internazionale.

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