Il profondo smarrimento della Chiesa

La Chiesa è un grave stato di disorientamento spirituale ed è preda di spinte liberal e radicali che vorrebbero più che la Chiesa di Cristo, la Chiesa dell’uomo-merce. Una Chiesa, in altre parole, che non rifletta le esigenze spirituali e salvifiche dell’anima, ma consideri quello che è oggettivamente peccato come un “dono”, ovvero semplicemente come esternazione della natura umana. Una Chiesa dunque fatta su misura per chi vuole trasformare i propri desideri in diritti propri e altrui, non tenendo conto non solo delle leggi di natura, ma anche della ragionevolezza.

E il fatto è che c’è chi lavora perché effettivamente ciò si realizzi. C’è chi lavora perché il Vangelo venga piegato alle esigenze di chi detesta nel profondo Dio e il suo messaggio salvifico e trasformi quel messaggio salvifico in una specie di inno al globalismo e al mondialismo, all’annichilimento della famiglia naturale e delle vita fin dal concepimento, e alla negazione dei sentimenti di Patria. Una Chiesa dunque che si trasformi in una sorta di ONG mondiale, il cui unico scopo statutario sia la realizzazione dell’agenda mondialista, come decisa dai poteri globalizzati.

Fortunatamente non tutti, dentro e fuori la Chiesa, condividono. Sia nelle gerarchie e sia, soprattutto, nella base dei fedeli, la Chiesa rimane ancora salda sui suoi principi e sul suo scopo originario: diffondere il Vangelo e lottare perché la Parola di Cristo prevalga sempre. In questa silenziosa comunità, il Vangelo non viene usato “strumentalmente” per legittimare programmi politici anti-patriottici, ovvero contro la vita e la famiglia naturale; non viene usato per giustificare le immigrazioni di massa, in quanto frutto di decisioni politiche globalizzanti, né viene utilizzato per denigrare la lotta per il recupero della sovranità nazionale. Viene usato per quello per cui è stato scritto (rectius: rivelato): diffondere la parola di Cristo e dare speranza in lui e non contro di lui.

Ed è proprio da questa Chiesa che bisognerebbe ripartire per ricostruire non solo la fede cristiana, ma anche l’identità storica e culturale delle nazioni europee, in un’ottica statuale-costituzionale. Del resto, non è affatto un caso che, nell’Occidente eurista, dominato dalla perniciosa ideologia neoliberista, la fede cristiano-cattolica sia la più vituperata e attaccata dai neoliberisti. E badate: non è un paradosso. Gli stessi che vogliono imporre il bavaglio contro le parti scomode della cristianità-cattolicità, sono gli stessi che poi blandiscono le gerarchie ecclesiastiche perché cedano sui valori non negoziabili e rendano irreversibile la secolarizzazione della Chiesa, affinché diventi parte del grande progetto mondialista-globalista, in una visione sincretista e materialista della fede.

La speranza dunque è che la Chiesa ritrovi se stessa in chi tiene ancora viva la fiammella della tradizione e della genuinità del messaggio evangelico. Perché solo attraverso questa genuinità e nella riscoperta delle tradizioni, possiamo preservare non solo la nostra identità nazionale, ma anche la nostra sovranità e la nostra architettura istituzionale e costituzionale.

E a tal ultimo proposito è altresì utile sottolineare che non v’è incompatibilità alcuna tra la Costituzione e la fede cattolica. In parte perché è lo stesso articolo 7 a stabilire quel legame speciale tra la cattolicità e l’Italia, senza per questo trascendere nel confessionismo di Stato (la Repubblica è infatti laica), e in parte perché la nostra Costituzione recepisce principi e valori che sono anche cattolici, come per esempio la tutela della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Chi invece vuole esaltare le incompatibilità, lo fa essenzialmente per due ragioni: perché è scomoda una carta che recepisce in sé alcuni dei principi propri della fede cattolica, e perché è scomoda una cattolicità che, politicamente, mette al vertice istituzionale la Costituzione della Repubblica.