Kaspersky lab offre un dettaglio del Cybercrimine nel 2015

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L’impressione è che i criminali informatici alla ricerca di facili guadagni abbiano realizzato che tools di codifica complessi quali rootkits, bootkits o virus replicanti, nonostante portino a dei risultati, riducono i margini complessivi e quindi i guadagni. Inoltre, i programmi dannosi complessi, che possono costare decine di migliaia di dollari per essere sviluppati, non proteggono da software antivirus sempre più sofisticati costruiti per rilevare ed analizzare malware molto più complessi.
Per questa ragione, nel 2015 sono stati registrati adware sostanzialmente innocui ma spesso invasivi che sono diventati sempre più evidenti all’interno del totale delle rilevazioni anti-virus. Il che segna una evoluzione nelle tattiche dei criminali informatici, che vede molti di loro agire come aziende impegnate nella vendita di software commerciali leggittimi, attività e altri “beni essenziali”.
Un altro trend rilevato tra i cybercriminali e anche tra gli attori delle minacce più avanzate sponsorizzate dagli stati-nazione è quello di fare ampio utilizzo di certificazioni legali di prodotti digitali. Con l’aiuto di certificati acquistati o rubati, i criminali ingannano i software di sicurezza che si fidano più di un file firmato ufficialmente che di uno regolare. Il valore di un certificato è di poche decine di dollari.
“Il cybercrime ha perso anche il suo ultimo tocco di fascino. Oggi il malware viene creato, acquistato e rivenduto per compiti specifici. Il mercato dei malware commerciali ha ormai preso piede e si sta evolvendo attraverso la semplificazione. Sono convinto che non ci troveremo più di fronte a “code for the code” dannosi. Il trend è stato riscontrato anche tra gli operatori di attacchi mirati,” ha affermato Morten Lehn, Managing Director di Kaspersky Lab Italia.

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