SALVINI: POLITICO MODERNAMENTE SOCIAL

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La contagiosa diffusione dei social network è il fenomeno che più di ogni altro caratterizza l’epoca in cui stiamo vivendo. Essa non risparmia nessuno, e tantomeno la figura del politico il quale, più di ogni altra categoria di utenti, necessita di stare al passo con i tempi per risultare efficace ed allargare il proprio bacino d’utenza. Sono proprio i social i più moderni teatri nei quali mettere in scena le proprie doti politiche (o presunte tali). Ma, a ben vedere, essi sono in grado di soddisfare anche altre esigenze altrettanto redditizie. A offrircene un significativo esempio è Matteo Salvini, un politico che pare apprezzare particolarmente queste piattaforme virtuali. Il segretario federale della Lega Nord, infatti, usa il popolarissimo Facebook, il social network per antonomasia, per scopi altri rispetto alla maggior parte dei propri colleghi, i quali lo utilizzano soprattutto per fare dichiarazioni, diffondere le loro agende e rilanciare le clip dei loro interventi più riusciti in ambito televisivo. Salvini, oltre che fare tutte e tre queste cose, sfrutta la straordinaria portata di Facebook anche per permettere ai cittadini-utenti di penetrare all’interno della propria sfera più quotidiana, a volte addirittura privata. Può risultare più efficace un esempio concreto di numerose congetture: in data 12 febbraio il “super social” Salvini ha pubblicato sul proprio profilo ufficiale la foto della sua cena, con tanto di post che riporta la descrizione di ciò che si trova nel piatto, ovvero “Uova al burro, formaggio e speck. Cena leggera…”.image Dello stesso tenore sono altre numerose pubblicazioni, da quelle che si interrogano sull’esito della partita Juventus Milan, con tanto di sfottò indirizzato ai tifosi rossoneri, a quelle che sostengono che “Guardare la Peppa Pig rilassa il cervello”. Il “pubblico” sembra apprezzare quando, di tanto in tanto, Salvini sveste i panni del politico per indossare quelli del cittadino comune, in quanto i “like” sono in media con quelli riscossi dalle pubblicazioni “ufficiali” riguardanti tematiche poltico-istituzionali, comunque sempre numerose e frequenti. Occasionalmente il linguaggio risulta meno controllato e “scappano” alcune espressioni a dir poco colorite. Ma, in un’era in cui la parolaccia in tv non fa quasi più notizia (Sgarbi docet), nemmeno quella social risulta troppo inopportuna. Così può capitare che Salvini àuguri ai burocratici di Bruxelles di “farsi f*****e” o che quello italiano diventi uno “stato di m***a”. C’è chi vede in queste piccole cadute di stile qualcosa che ha a che fare col facile populismo e chi, invece, le interpreta come esplicitazioni di una sincera partecipazione emotiva. Filo conduttore costante in questo composito murales multimediale è quello dell’interrogativa diretta. Salvini, infatti, chiama in causa quasi sempre i lettori dei propri post attraverso domande che invitano gli stessi a rispondere. Esempio più recente in ordine cronologico è quello riferito al Festival di Sanremo, che si conclude con la domanda, dall’ironia nemmeno troppo velata, “Siete in trepidante attesa?”. A quanto pare tutti questi piccoli stratagemmi pagano, tanto che il profilo ufficiale del leader leghista ha ben 638 mila like (il presidente del consiglio Matteo Renzi, giusto per avere un metro di paragone, ne ha circa 780 mila). Sull’altro popolare social network, Twitter, lo scenario appare leggermente differente. Qui Salvini è meno “attivo”, in quanto si limita nella maggior parte dei casi a rilanciare ciò che ha pubblicato precedentemente su Facebook. Questo dato di fatto risulta curioso in quanto la quasi totalità dei politici opera esattamente all’opposto, ovvero affida a Twitter la comunicazione più personale mentre sfrutta Facebook per pubblicazioni di carattere politico ed istituzionale. Ma tale diversità non risulta frutto del caso. Le iniziative sui social network vengono infatti sapientemente indirizzate da Luca Morisi, docente di informatica presso l’Università di Verona. È lo stesso professore, interrogato sull’argomento, ad affermare che  “Il premier privilegia Twitter, che però è elitario, Grillo il suo blog, più utile all’approfondimento. Noi ci concentriamo su Facebook, per un motivo molto semplice: in Italia, il popolo, sta lì. E noi andiamo a prendercelo”. E come dargli torto: gli utenti Facebook italiani nel gennaio 2014 erano ben 26 milioni, mentre nello stesso periodo, a seconda delle fonti prese in considerazione, quelli di Twitter variavano dai 3 ai 4 milioni. Più che nelle piazze o ai comizi, quindi, il moderno elettorato sembra da ricercare sui social network.

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