Oltre ad essere il mondiale delle sorprese (Italia in primis), è anche il mondiale delle donne iraniane, accorse in gran numero negli stadi senza il rigoroso velo. La passione per il calcio e l’entusiasmo per la propria nazionale hanno preso il sopravvento sul codice d’abbigliamento dell’islam. Aspetto molto singolare, che ha destato la curiosità di molti. Tante donne si sono sentite libere di sfoggiare la propria femminilità, seguendo i dettami “all’occidentale” con magliette strette e shorts, oltre al viso e ai capelli scoperti. Non tutte però, alcune hanno deciso di arrivare ad un compromesso indossando il classico Hijab (foulard che copre capelli e collo, lasciando scoperto il viso).

L’entusiasmo e la felicità delle proprie donne, sentitesi libere di andare allo stadio non badando agli obblighi dell’islam, pare sia stato trasmesso anche in campo. Alla prima giornata l’Iran ha battuto in extremis il Marocco. Dopo il pirotecnico 3-3 nel derby iberico, la festa iraniana si è protratta anche lungo le strade. La festa per una nazione che nonostante sia stata inserita in un girone proibitivo con Spagna e Portogallo, era al comando del gruppo. Un’occasione per mettersi in mostra sia dentro che fuori al campo.

Tutta questa euforia deriva dal fatto che le donne in Iran non potevano accedere a manifestazioni di carattere sportivo dal 1979; tabù terminato il 20 giugno quando la Repubblica Iraniana ha concesso anche alle donne la visione delle partite sui maxi-schermi. In patria il nuovo provvedimento è stato un gran successo: oltre 10mila i biglietti venduti. Questa volta le donne iraniane non hanno dovuto ricorrere a travestimenti e parrucche, ma solo alle bandiere disegnate sul proprio viso. “Se tutto va bene, questo potrebbe essere il preludio per l’abolizione generale del divieto per le donne negli stadi”, ha detto l’avvocato riformista Tayebeh Siavoshi.

Nonostante l’Iran sia stato poi battuto dagli spagnoli, l’amarezza della sconfitta non si è sentita per niente. In questa serata hanno vinto le donne iraniane, la loro bellezza e soprattutto il calcio. Una passione che ha la forza di arrivare ovunque, superando qualsiasi barriera etnica e culturale.