LEGA NORD, SALVINI E IL CENTRODESTRA POPULISTA

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Alla luce delle recenti dichiarazioni del segretario della Lega Nord Matteo Salvini, di volersi appropriare del centro-destra, ecco che sembra maturare in lui quel carisma da leader indiscusso, finalmente in grado di porsi come controfigura a Matto Renzi.  Nell’attesa di poterlo scoprire, le sue recenti dichiarazioni, ci danno modo di porre accurate riflessioni, sul cambiamento maturato dalla Lega nel corso di questi ultimi anni. Dopo il disastro e gli scandali, che hanno visto le dimissioni formali di “Umberto Bossi” nel 2012, fondatore e tutt’ora presidente (a vita), Matteo Salvini ha saputo approfittare di un momento di crisi, appropriandosi del comando di un partito, che se prima non aveva più nulla da dire, ora pensa di proporsi addirittura, come valida alternativa ad un Pd che perde consensi.

“Duro a morire” verrebbe da dire pensando al partito Leghista, che grazie a Salvini, ha saputo risorgere dalle sue ceneri. Ora il leader della Lega e il suo partito, si ritrovano “premiati” dagli ultimi sondaggi sul consenso elettorale. Secondo il  sondaggio di Nando Pagnoncelli, Matteo Salvini, risulta infatti essere il leader politico di cui gli Italiani si fidano di più dopo Renzi, raggiungendo un consenso del 28%, contro il 54% di Matto Renzi, che avrebbe visto calare il dato del proprio consenso, di ben 7 punti percentuali. Si tratta di un valore molto elevato, sebbene in calo rispetto a quanto registrato all’indomani del successo alle elezioni europee , quasi doppio rispetto a Matteo Salvini. Quest’ultimo, già pronto ad approfittare di un ipotetico “crollo” di Renzi. Ma con quali prerogative?

Gli ottimi rapporti con Fratelli d’Italia con cui condivide molti obiettivi della “carta dei valori”, di certo non bastano, come non basta la sua apertura a Berlusconi, ancora figura emblematica di quel vecchio centro-destra che deve però saper andare avanti. Dopotutto, a detta di Salvini “il mondo è cambiato” e  “il popolo che non è di sinistra ha bisogno di idee chiare”, identificandosi come nuovo soggetto in controtendenza a un qualcosa di superato.

Si candita come “alternativa a Renzi”, si schiera dalla parte dei piccoli, guarda al futuro senza rimpianti nostalgici, proponendo addirittura la Lega del meridione, dei popoli. Di quel popolo che sulla carta è uno, ma che nei fatti è sempre stato distinto da ideologie profonde create da quella stessa Lega, che ora sembra voler ricercare una maggioranza comune, nord o sud, senza distinzioni. Il presente vede un meridione evoluto nel corso degli anni, pronto ad affrontare temi quali  l’autonomia, il federalismo, l’immigrazione. E proprio su quest’ultimo punto verrebbe da porsi qualche domanda. 

Salvini sembra non solo voler rivoluzionare l’assetto interno del proprio partito, riadattandolo alla nazione, ma allo stesso tempo, canalizzare i consensi di tutti nelle ideologie del partito leghista, alla base del delicato tema riguardante l’immigrazione. E poco importa se gli sbarchi di migliaia di profughi e clandestini avvengono sulle coste del meridione, Salvini sembra avere chiare le proprie idee riguardanti questo delicato tema: “interrompere tutto e rispedirli indietro”.

Che Salvini stia in realtà approfittando della situazione delicata che riguarda il fattore immigrazione, canalizzando il malcontento generale della gente su certe questioni di primaria importanza? Questioni che le istituzioni attuali spesso non sono in grado di gestire. E poco importa se la maggior parte del popolo italiano crede che gli immigrati siano il 30% del totale, quando in realtà sono solo il 7%, certi dati riflettono tutto il malessere che il popolo porta con sé, oltre a tutta una serie infondata di pregiudizi nei confronti degli immigrati. E nonostante in molti non condividano le ideologie leghiste, certe situazioni non possono far altro che sfociare in una esasperazione di fondo che sempre più rispecchia la stanchezza di un popolo ormai allo stremo. Un popolo che troppo spesso si è sentito abbandonato da quelle istituzioni preoccupate d’altro, a prescindere dall’orientamento politico.

Orientamento di una destra che in questi anni si è mostrata povera di contenuti, tanto quanto la “sinistra” Renziana, ma che tuttavia cerca di rendersi “alternativa”. A tale proposito Paolo Romani, presidente del Gruppo Fi al Senato, rivolgendosi al segretario della Lega dichiara: “Il centrodestra in Italia,  deve essere un grande cantiere politico e culturale che non si può limitare a trovare giustificazioni al malcontento e alla sofferenza di famiglie e imprese, a riconoscere nell’altro e nel diverso la colpa, ma deve proporre soluzioni e costruire l’alternativa alla sinistra buonista dell’accoglienza a tutti i costi”.

Giuseppe Papalia

 

 

 

 

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