Trump e l’ultimo tabù del politicamente corretto: l’Onu

Non si finirà mai di ringraziare Trump per aver infranto, uno dopo l’altro, tutti i tabù del politicamente corretto. L’ultimo santuario violato dal presidente americano è l’Onu, dopo l’annuncio della possibile uscita statunitense dal famigerato Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite. (ARTICOLO mutuato per gentile concessione di ATLANTICO quotidiano, di Daniele Capezzone).

Scrivo “famigerato” perché, in modo bizzarro e perfino provocatorio, da anni quel Comitato è il teatro delle più scatenate azioni propagandistiche orchestrate da regimi e dittature: indimenticabile fu il periodo in cui era nientemento che la Libia di Gheddafi a presiederlo.

Basta una cifra: in quella sede, sono state approvate 70 risoluzioni contro Israele, dieci volte di più di quelle riguardanti l’Iran e il regime teocratico degli ayatollah.

Per anni, le leadership occidentali hanno accettato questo scandalo come qualcosa di inevitabile, una specie di incidente non risolvibile, un elemento del paesaggio da prendere come dato acquisito e immutabile.

Ci voleva un “impolitico” come Trump per dire che il re è nudo. Proprio come lo spostamento dell’ambasciata Usa in Israele a Gerusalemme: era una cosa formalmente decisa da anni, ma mai effettivamente messa in pratica. Trump l’ha fatta davvero.

Tornando all’Onu. E’ ormai sempre più chiaro che, dentro e fuori il perimetro delle principali istituzioni sovranazionali, regimi e dittature sono stati capaci di lavorare insieme. Sono magari divisi tra loro per mille motivi: interessi, alleanze, sfere di influenza. Ma sono uniti nel volere l’indebolimento dell’Occidente. Le democrazie, davanti a tutto questo, hanno commesso due errori: il primo è stato uno scarso coordinamento, una scarsa o nulla capacità di agire in modo sinergico; il secondo è stato lasciare che le Nazioni Unite divenissero quel che sono oggi.

Tanti anni fa, in occasione di una mia prima visita al Palazzo di vetro, una grande personalità (di cui non farò il nome per non nuocerle) mi disse: “Vedi, Daniele. Se si volesse fare una cosa utile, occorrerebbe fare di questo palazzo una serie di appartementi di lusso, venderli ad alto prezzo, e dare il ricavato ai bimbi poveri del mondo, anziché continuare a ingrassare e rafforzare i regimi”. Mi parve una battuta per stupire un ragazzo, allora. E invece era una sacrosanta e ragionevolissima verità.

Di Daniele Capezzone