Il prossimo articolo? Te lo trovo su Facebook

I Social Network sono le piazze più frequentate dagli internauti: è il mezzo ideale per condividere i propri momenti più intimi con gli amici e la comunità virtuale che li circonda; i politici e gli artisti bene o male si sono di conseguenza adeguati con una prassi molto simile: con la differenza, evidente, che la platea cui sono rivolti i diversi post è nettamente più ampia, pure se lo stile comunicativo rimane grossomodo user friendly, vicino cioè a ciò e a come pensa il proprio elettorato o seguito di ammiratori.

Per fare un esempio, non è più solo l’utente anonimo che pubblica la fotografia del proprio pranzo o della cena, o delle vacanze al mare o in montagna, ma così fa pure il politico che vuole mostrare un’immagine di sé analoga ai suoi sostenitori. Io sono come voi: è il messaggio che traspare. Voi siete come me: ne è la conseguenza lapalissiana. Da ciò deriva che basta una pubblicazione sbagliata, fuori tempo massimo o decisamente fuori luogo tale che il vespaio di polemiche è servito flambé su un piatto d’argento a tutti i giornalisti che bazzicano per la rete.

Sono innumerevoli gli articoli che grandi e piccoli quotidiani dedicano quasi ogni giorno alle pubblicazioni del politico o dell’artista, parlando della polemica che ne è scaturita e al contempo scrivendoci sopra altrettanto sconfinate analisi sociologiche e filosofiche del perché e del come quel personaggio abbia successo o sia destinato al fallimento.

Fortunatamente, internet non è solo il ricettacolo per questo tipo di notizie: si scoprono molte altre storie e vicende scorrendo Facebook e Twitter, che possono appassionare, interessare, commuovere o infuriare i lettori. Oramai infatti i Social Network sono diventati, al pari dei giornali e delle agenzie di stampa, le principali fonti di informazione; la differenza, chiara e lampante, è nel cesellare le fonti stesse, guardandosi bene dallo scegliere una bufala o una notizia falsa piuttosto che una storia verosimile rivelatasi poi non più così reale.

Il rischio che qui si paventa, e non sono mancati gli esempi sia a livello locale che a livello nazionale, che un post di un utente diventi virale come testimonianza attendibile, costruendoci su di essa una notizia senza però che siano verificate altre fonti, magari ufficiali (mentre il giornalista dovrebbe agire in questo modo), con il rischio di pubblicare qualcosa che verrà facilmente smentita nell’arco di ore o pochi giorni.

Internet e le diverse piattaforme virtuali di aggregazione sono entrate, volente o nolente, nel lavoro di redazione di ogni giornale, cartaceo e non, proprio per la loro velocità di aggiornamento e per la loro visibilità, oltreché per la facilità con cui si reperiscono le informazioni: il giornalista non deve più fare affidamento soltanto alle sue fonti personali, ma ha a disposizione un universo di opportunità in cui poter trovare la notizia o la storia che gli interessa, senza nemmeno uscire di casa o dall’ufficio.

Certo, non si vuole né si augura con questo che la professione giornalistica diventi una ricerca statica di vicende esclusivamente in rete, senza scendere in strada e cercare in prima persona il prossimo articolo da scrivere; tuttavia, sembra che il futuro di questa occupazione sia orientato verso una sintesi delle due opzioni: se il lavoro sul campo non deve mancare, in quanto è una verifica in prima persona dei fatti, attraverso un resoconto personale e diretto, questo dev’essere però integrato con tutte le informazioni che sono reperibili online, e viceversa.

Il giornalismo digitale e cartaceo si trova ora di fronte a nuove possibilità che fino a qualche anno prima erano inimmaginabili: le potenzialità offerte dai Social Network devono però non essere accettate acriticamente, perché il rischio di essere travolti dall’innovazione è davvero enorme, senza contare il fatto che ad oggi basta avere una connessione internet per poter aprire un blog o una pagina Facebook o un profilo Twitter e poter improvvisarsi giornalisti, senza per forza rilanciare notizie, commentandole, però, dando una propria versione dei fatti, sotto una luce prettamente personale.

È necessaria una rivoluzione all’interno del giornalismo. Dev’essere ripensato totalmente, non solo per fronteggiare l’avanzata dei blogger e dei siti di fact-checking, ma per rilanciare la qualità della professione e del lavoro che c’è dietro ad un articolo, oltre ad impedire o a bloccare l’avanzata delle cosiddette fake news (che il più delle volte altro non sono che notizie vere riscritte con dell’insano sensazionalismo). Internet può offrire un enorme aiuto in tal senso, basta saperlo sfruttare al meglio; e forse siamo sulla buona strada.

Alessandro Soldà