In Italia sono 22,8 milioni i contribuenti che risultano debitori verso il fisco. Di questi, ben 19,2 milioni sono persone fisiche, mentre i restanti 3,6 milioni sono persone giuridiche, ossia società di capitali, cooperative, enti commerciali e simili. All’interno della fascia delle persone fisiche, la stragrande maggioranza, pari a 16,3 milioni, è costituita da lavoratori dipendenti, pensionati o soggetti che percepiscono redditi da beni mobili e immobili. Solo 2,9 milioni, equivalenti al 12,7 per cento del totale, esercitano un’attività economica autonoma come artigiani, commercianti o liberi professionisti.
Questi dati, tratti dalla Relazione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, Ernesto Maria Ruffini, pubblicata nel 2025, smentiscono una volta di più l’idea che i lavoratori autonomi rappresentino il fulcro dell’evasione fiscale in Italia. Sebbene all’interno della categoria vi siano certamente situazioni di inadempienza, è evidente che, secondo le fonti ufficiali, solo un contribuente con debiti su otto è titolare di una partita IVA.
Il quadro complessivo dell’evasione fiscale in Italia si complica ulteriormente se si osservano i dati relativi alle somme non riscosse tra il 2000 e il 2024. In questo arco temporale, il totale di imposte, tasse, contributi, multe e bollette non recuperate ammonta a 1.274,5 miliardi di euro. Tuttavia, al netto dei soggetti deceduti, delle imprese cessate, dei nullatenenti e di chi è già stato sottoposto a misure cautelari o esecutive, l’effettiva possibilità di recupero si limita a poco più di 100 miliardi di euro, pari appena al 7,9 per cento del totale.
A rendere ancora più evidente la sproporzione tra attese e realtà, emerge il dato sul cosiddetto “magazzino residuo”, che comprende 175 milioni di cartelle e 291 milioni di crediti fiscali. La maggior parte di questi ultimi, circa il 76 per cento, ha un valore unitario inferiore ai 1.000 euro, per un importo complessivo che si ferma a 59 miliardi di euro. La dimensione media dei crediti rende difficile ed economicamente poco vantaggioso procedere con azioni di riscossione.
Dal punto di vista territoriale, l’evasione presenta una forte concentrazione nel Centrosud. A fronte del fatto che il Nord Italia produce la maggior parte della ricchezza nazionale, il 58 per cento del totale dei mancati incassi fiscali è riconducibile alle regioni meridionali e centrali, per un ammontare pari a 739,3 miliardi di euro. Le regioni settentrionali, invece, sommano 535,1 miliardi di euro di crediti non riscossi. Analizzando la situazione su base pro capite, la regione più esposta è il Lazio, con 39.673 euro di debiti fiscali per abitante. Seguono la Campania con 27.264 euro, la Lombardia con 25.904 euro, il Molise con 20.469 euro e le Marche con 20.078 euro. In termini assoluti, tuttavia, il primato negativo spetta alla Lombardia, con 259,4 miliardi di euro di crediti non riscossi, seguita dal Lazio con 226,7 miliardi, dalla Campania con 152,5 miliardi, dall’Emilia-Romagna con 87,9 miliardi e dalla Sicilia con 87,8 miliardi di euro.
Negli ultimi anni, il legislatore ha cercato di contrastare l’evasione anche attraverso strumenti innovativi, come il cashback e la lotteria degli scontrini. Entrambe le misure, tuttavia, non hanno raggiunto gli obiettivi sperati. Il cashback, introdotto dal secondo governo Conte nel luglio 2020 e diventato operativo a gennaio 2021, è stato sospeso appena sei mesi dopo dall’esecutivo Draghi a causa dell’elevato costo per le finanze pubbliche e della sua natura regressiva. La lotteria degli scontrini, ancora in vigore, ha invece registrato un netto crollo nella partecipazione: dai 137 milioni di scontrini trasmessi nel 2021 si è scesi a 41 milioni nel 2022, 33,5 milioni nel 2023 e 38,8 milioni nei primi undici mesi del 2024. Nel complesso, si tratta di una contrazione pari al 72 per cento. Un dato ancora più rilevante se si considera che, nel solo 2023, la spesa delle famiglie italiane per alimentari e bevande analcoliche ha toccato quota 182 miliardi di euro.
Alla luce di questi risultati, la Relazione dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione sottolinea l’importanza di proseguire lungo la via dell’efficienza amministrativa e della semplificazione fiscale. Diventa prioritario migliorare il rapporto tra contribuenti e fisco, puntando su strumenti di controllo basati sull’analisi dei dati e sull’identificazione dei fenomeni a più alto rischio di evasione. Tra questi, le frodi IVA, l’uso improprio di crediti d’imposta, le false residenze all’estero e l’occultamento di capitali oltre i confini nazionali. Fenomeni che, è bene precisarlo, coinvolgono quasi esclusivamente i grandi contribuenti, e non i piccoli artigiani o commercianti, spesso invece additati come principali responsabili.
Questa fotografia conferma quanto sostenuto dalla CGIA di Mestre, che da anni denuncia una narrazione sbilanciata e imprecisa sull’evasione fiscale. Se davvero si vuole combattere l’evasione in modo efficace, serve un sistema tributario più equo, intelligente e calibrato sulle vere criticità. In gioco non vi è solo la giustizia fiscale, ma la credibilità stessa dello Stato nei confronti dei cittadini onesti.


