Saraceno: “Il cambio di parola in Bella Ciao dimostra mancanza di consapevolezza storica”

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“Mi sembra che sia stato un ingenuo e se vogliamo anche sprovveduto sforzo di allargare lo sguardo. Questi ragazzi quando scendono in piazza per protestare lo fanno per la Palestina, per l’Iran, per disastri e ingiustizie che avvengono anche in altre parti del mondo. C’è questo tentativo di collegare qualcosa che a loro è più noto con quella che invece è la nostra storia nazionale. Tanto più che nel caso di Bella Ciao, è un canto adottato anche da queste lotte, soprattutto in Iran, ma lo adottano con le nostre parole, invece la cantante ha fatto la traduzione al contrario”.

A specificarlo è stata Chiara Saraceno, professoressa e sociologa, intervenuta su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano, a seguito delle polemiche per la versione modificata di “Bella Ciao” proposta sul palco del Concertone del Primo Maggio.

Aggiungendo poi: “Quello che è successo non mi scandalizza particolarmente, anche se dimostra non tanto un’ignoranza storica quanto una mancanza di consapevolezza del contesto in cui nasce ed è cantata questa canzone in Italia, richiamando quella storia, quei soggetti e non generici esseri umani. In più, mi sembra che accusare i giovani di essere un po’ indifferenti sia ingeneroso perché ci aspettiamo che si ribellino quando continuiamo a razzolarli. Le politiche giovanili non stanno aiutando i giovani: anzi, vengono puniti quando protestano. Sono spariti come soggetti, mentre non si fa niente per il loro futuro e presente, contemporaneamente vengono visti come soggetti pericolosi e potenzialmente criminali e questo non mi sembra bello”.

Infine, concludendo il suo intervento, la Prof. Saraceno ha ulteriormente specificato: “Io non mi sono scandalizzata né particolarmente arrabbiata per il cambio di parole, assumendolo come simbolo di un atteggiamento giovanile, non solo di questa cantante. Era lo sforzo ingenuo e fuori contesto di dire che non c’è stata solo la resistenza partigiana e che anche in altri Paesi bisogna resistere; quindi, non trovando una parola per sostituire ‘partigiano’ ha detto ‘essere umano’, ma tutti quelli che hanno a cuore la libertà dovrebbero lottare. Penso che da sinistra dovrebbe esserci maggiore comprensione. Ho detto io stessa di non picchiare subito sulle parole, ma di cercare di capire l’intenzione.  L’intenzione secondo me era buona, forse non realizzata in modo efficace. Oppure sì, visto che ne stiamo discutendo”.

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