Ai Casoni e in via Gramsci nascerà un servizio di portierato sociale pensato per migliorare la vivibilità dei condomini, sostenere gli inquilini nella quotidianità e rafforzare le relazioni di quartiere. Il progetto, promosso dal Comune di Trento in partnership con Itea e Fondazione Crosina Sartori Cloch, sarà attivo dall’autunno.
L’iniziativa riguarderà il quadrilatero dei Casoni e il condominio di proprietà della Fondazione in via Gramsci 36. Non sarà una semplice portineria, ma un presidio sociale di prossimità, orientato all’ascolto, alla mediazione dei conflitti, all’orientamento ai servizi e alla promozione del rispetto delle regole negli spazi comuni.
Il progetto è stato presentato a Palazzo Geremia dal sindaco Franco Ianeselli, dall’assessora comunale alle Politiche sociali Giulia Casonato, dall’assessore provinciale alle Politiche per la casa Simone Marchiori, dalla dirigente di Itea Monica Valentini e dal direttore della Fondazione Crosina Sartori Cloch Mauro Rampinelli.
Ianeselli ha sottolineato il valore del lavoro di rete tra istituzioni ed enti coinvolti, parlando di un progetto coerente con l’idea di Trento come “città delle relazioni”. Casonato ha ricordato che le politiche abitative non possono limitarsi alla gestione degli alloggi, ma devono accompagnare i residenti verso una convivenza più serena e ordinata.
Anche la Provincia, attraverso l’assessore Marchiori, ha evidenziato il legame tra edilizia sociale e qualità della vita. Abitare, ha spiegato, non significa soltanto avere una casa, ma poter vivere meglio anche sul piano umano e relazionale.
Il servizio sarà affidato a un soggetto gestore individuato tramite bando pubblico, aperto agli enti del Terzo settore. La coprogettazione con il Comune dovrà definire entro l’estate i dettagli dell’intervento. Il bando avrà durata triennale ed è finanziato con un contributo complessivo di 265mila euro.
L’équipe incaricata seguirà i residenti in diverse attività: informazioni, orientamento ai servizi, ritiro della corrispondenza, aiuto nelle pratiche burocratiche, facilitazione digitale, mediazione dei conflitti e supporto alle relazioni. Il portiere sociale potrà inoltre accogliere i nuovi residenti e aiutarli a conoscere le regole condominiali e gli spazi comuni.
Una parte importante del progetto riguarderà anche il rapporto con il quartiere. Il portierato sociale dovrà infatti promuovere attività collettive, coinvolgere diverse generazioni di abitanti e coordinare iniziative capaci di rafforzare la comunità locale.
L’intervento nasce da un percorso di ascolto e confronto che ha coinvolto, negli ultimi mesi, cittadini, enti del Terzo settore, organizzazioni territoriali, Circoscrizioni San Giuseppe-Santa Chiara e Oltrefersina, servizi sociali, Asuit, Dolomiti Ambiente e Farmacie comunali.

