Colpi di Marco: La memoria di Sergio.

Presidente, in lei credo per il rispetto dovuto alla figura istituzionale

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Presidente, ma cosa mi combina? Seppure sia portato nel credere che la sua richiesta non abbia avuto fini politici, ma bensì dettata da un impulso di bontà d’animo, non me ne vorrà se pensassi che le sia sfuggito qualcosa negli ultimi 5 anni; poiché, malgrado la sua legittima e pur nobile richiesta di terminare i lavori ad Amatrice e negli altri paesi colpiti dal terremoto del 2016, la sua invocazione, Presidente, contrasta con l’affermazione del Sindaco di Amatrice, tale Giorgio Cortellesi, eletto nel 2021 con una lista civica.

Mi capisca, Presidente, in lei credo per il rispetto dovuto alla figura istituzionale, ma sono più incline nel dare fiducia a chi, la tragedia del terremoto, l’abbia vissuta in prima persona ed ancora oggi, quotidianamente, la viva. Piuttosto, Presidente, avrebbe dovuto riflettere sui baci, gli abbracci, ed i pianti di commozione riservati a Giorgia Meloni dai cittadini di Amatrice. Pianti, baci ed abbracci veri, nulla a che vedere con i fischi telecomandati di Taranto da un manipolo di peones e di vedove del reddito di cittadinanza. Baci e abbracci, una ragione ci sarà pur stata, Presidente, non crede?

E la ragione l’ha spiegata il Sindaco Cortellesi, il quale ha avuto l’ardire, bontà sua, di affermare che i lavori di ricostruzione abbiano avuto un’accelerata solo con l’attuale Governo in carica. E nei sei anni precedenti? Hanno a malapena spostato le macerie, passandosele tra Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi. Forse le sarà sfuggito, Presidente, poiché non ricordo alcuna sollecitazione da parte sua. Un diavoletto mi insinua il silenzio assenso, non ci badi, Presidente, lei così in altre faccende affaccendato avrebbe il dono dell’ubiquità se dovesse intervenire su tutto.

Però ha fatto bene, Presidente, ad invocare il termine dei lavori. Non bene: benissimo! Porti pazienza, Presidente, recuperare i sei anni di nulla facendo non è cosa facile.  Giorgia è brava, ma ha il difetto di non rassomigliare ad Araldo di Crollalanza. Crollalanza, Presidente, un Ministro dei cosiddetti tempi bui, di quando si stesse peggio, ricorda? Pensi, Presidente, malgrado la tecnologia, gli scarsi mezzi di comunicazione e quant’altro, il tutto imparagonabile agli attuali supporti odierni, Araldo di Crollalanza riuscì nell’impresa di ricostruire migliaia e migliaia di case e fabbricati in soli tre mesi dal terrificante sisma del Volture del 1930.

La ricostruzione avvenne con l’uso della tecnica antisismica, una novità assoluta per l’edilizia dei primi del 900, grazie alla quale ha protetto e mantenuti intatti gli stabili dai terremoti successivi. Compreso quello, terribile, dell’Irpinia nel 1980. Cosa dire, Presidente? Pensando che in questi giorni sia crollato l’ennesimo ponte, per altro costruito non più tardi di una decina di anni fa, avrei una gran voglia di domandare, a lei e l’Italia intera, di quante panzane sono pieni i libri di storia. Mi lasci aggiungere, Presidente, alla fine dei lavori nel Volture avanzarono pure i soldi messi a disposizione dal bieco Governo in carica.

Grazie a quel risparmio, ma soprattutto grazie all’onestà degli addetti ai lavori, Crollalanza in primis, fu completata l’autostrada Milano-Venezia. Oggi sarebbe impensabile, Presidente, non crede? Pensi alla Regione Emilia Romagna, malgrado abbia ricevuto ben 2 miliardi e mezzo di fondi stanziati dal Governo per riparare alle alluvioni del 2023, i quattrini sono finiti ed i lavori non sono neppure alla metà. Presidente, forse non è stato proprio così cattivo quel tempo andato… 

Non si adombri, Presidente, tanto questo articolo non lo leggerà mai. Putacaso se dovesse capitare, roba da gridare al miracolo, lo ritenga uno scherzuccio di dozzina per dirla come un mio corregionale, Giuseppe Giusti, autore della magnifica poesia “Sant’Ambrogio”.

Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco… Che fa da nesci, Eccellenza, o non ricorda? Ah, capisco, il suo cervel… Dio lo riposi!

Marco Vannucci

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