Come ogni anno la rivista americana Time ha stilato la classifica delle 100 persone più influenti del mondo e, con non poche sorprese, il primo posto è andato al neo-eletto presidente americano Donald J. Trump.
Se infatti c’è chi dava per scontata la vittoria di Trump nel settimanale americano, qualcun altro – anche in questo caso – sarà rimasto a bocca aperta alla notizia, distratto dal referendum nostrano. Ma il presidente eletto è tornato a far parlare di sé e lo fa nel migliore dei modi: con una copertina totalmente dedicata a lui, all’uomo che ha scosso l’opinione pubblica, i media asserviti e allineati ai poteri forti e le sinistre “radical chic” di tutto il globo. Ora il minimo che possano fare è chiedersi – così come fa la stessa rivista americana – quale contributo “in positivo” o in “negativo” possa apportare nei confronti del paese (e del mondo). La risposta la scopriremo presto.
Nel frattempo, “Il Presidente degli Stati Divisi d’America” – così come recita Time in un gioco di parole a rappresentare il contrasto insito nel paese –  sembra godersi la vittoria nei confronti dell’altra contendente in lizza per la vittoria della nomina, Hillary Clinton: “la prima donna quasi presidente d’America”, battuta ancora una volta.
“È un grande onore” commenta Trump durante l’intervento in un’intervista con Today, programma televisivo della Nbc, dissociandosi però dall’insinuazione della rivista di essere il “divisore” del paese: “Noi, ha continuato lo stesso, stiamo andando a riunirli e ad avere così un paese guarito. Abbiamo intenzione di essere una grande forza economica e vogliamo rafforzare la nostra sicurezza e la nostra potenza militare. Stiamo andando a fare tante cose importanti, qualcosa di davvero speciale” ha concluso.
Secondo la direttrice della rivista americana Time, Nancy Gibbs, la scelta è stata intrapresa perché “ha sollevato tante aspettative, ha rotto tante regole e ha sconfitto due partiti politici” – continuando – “non si è mai vista una persona che sia emersa in modo così poco convenzionale”.
Poco convenzionale ma nuovamente agli onori della cronaca, verrebbe da dire. Il magnate difatti, conquista per la novantesima volta la copertina più ambita. Dopotutto, come riporta lo stesso Time: “Appariva scontato. Davanti a questo barone dell’immobiliare e proprietario di casinò, diventato star di un reality e provocatore senza mai aver passato un giorno da pubblico ufficiale e gestito altro interesse che non il suo, si prospettano le rovine fumanti di un vasto edificio politico che un tempo ospitava partiti, politologi, donatori, sondaggisti”, e perché no, forse giornalisti (bisognerebbe aggiungere a quanto annunciato dal settimanale).
Perché se è vero che per la politica americana Trump rappresenta una nuova era, forse questa inizia contemporaneamente anche per coloro i quali fino a non molto tempo fa non ci avevano capito nulla e che oggi, a onore del vero, rassegnano la “resa incondizionata”, “l’onore alle armi” nei confronti di personaggi ritenuti apparentemente estranei al sistema, ma forse in grado di risollevarlo.
Dopotutto in lista c’erano anche figure del calibro di Farage, leader Ukip che ha guidato il fronte vittorioso per la Brexit, e Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Tutti personaggi di un certo calibro che, volenti o nolenti, hanno portato cambiamenti significativi nel modo di vedere conoscere e interpretare il mondo.
Oggi Time riconosce, seppur nei suoi limiti, il merito a Trump di esser stato il fautore, il protagonista di una “rivoluzione” politica americana. Per i risultati sul giudizio del suo operato non resterà che attendere: dopotutto dal 1927, anno in cui venne eletto il primo personaggio più influente al monto, di cose ne sono cambiate e per incoronare qualcun altro, il prossimo anno, c’è sempre tempo. Ma non oggi.
di Giuseppe Papalia