L'exit strategy per il Milan dopo la bocciatura del voluntary agreement

A metà dicembre il Milan ha incassato la sentenza di respingimento del voluntary agreement, accordo tramite il quale le società possono presentare un piano economico che dimostri la possibilità del raggiungimento del pareggio di bilancio.
Da quella sentenza sono rimbalzate accuse di possibile fallimento, di squalifica dalle Coppe europee, di magheggi pur di tenere in piedi una società dalla presidenza tutto fuorché limpida. Queste accuse sono però premature, in quanto il Milan ha ancora una possibilità per poter salvare capra e cavoli.
Il secondo step previsto dall’UEFA prima di procedere con le sanzioni “pesanti” è il settlement agreement. Già sottoscritto in passato da prestigiosi club italiani come l’Inter o la Roma dell’era Pallotta, questo accordo prevede un margine di tolleranza per il rosso – 30 milioni secondo la fonte di Sky Sport – entro la fine di quest’anno, con un piano che veda il pareggio di bilancio almeno per la stagione 2019-2020. Al momento il debito del Milan nei confronti della Elliott, società che al momento detiene la maggioranza delle azioni del club come garanzia da parte di Yonghong Li, ammonta a 352 milioni di euro, di cui solo 50 milioni sono di interessi da dare al fondo americano.
Non sembra dunque un caso il rincorrersi delle voci legate al contratto di Donnarumma, con Raiola pronto alla cessione per incassare nuove milionarie commissioni. Il cedere un top player come il portiere, valutato intorno ai 25 milioni di solo cartellino, potrebbe essere una delle voci in attivo per il club rossonero, che deve trovare il modo di appianare almeno 332 milioni di euro entro marzo.
Il dirigente Fassone sta valutando anche altre opzioni: una di queste è l’affidarsi ad un’altra società che si carichi sulle spalle il debito maturato con Elliott e che pretenda un rientro dopo il 2022, termine del voluntary agreement. La UEFA non ha escluso questo tipo di soluzione, dando però alla dirigenza rossonera un limite di tempo molto circoscritto, tra gennaio e febbraio 2018.
Stando alle indiscrezioni riportate anche da Sky Sport, Fassone avrebbe in mano un accordo con la società Highbridge che sarebbe disposta a pagare il debito verso Elliott concedendo al club tempo fino all’ottobre 2022 per appianare gli oltre 350 milioni di euro di investimento. Attenzione però, perché per recuperare una media di 70 milioni all’anno bisogna raggiungere dei ricavi importanti.
Al momento la classifica piange e a Milanello tira una brutta aria: dopo 17 giornate il Milan non è nella zona Champions League né in quella Europa League, a fronte di un mercato in cui la società ha speso 194,5 milioni a fronte di un “budget” determinato dalle cessioni di 32 milioni per un passivo di 162,5 milioni di euro. Cifra con cui si sarebbero potuti, ad esempio, acquistare l’intera rosa della Sampdoria pagando pure buona parte degli stipendi. E il club genovese è a +3 dai rossoneri, in piena zona Europa League.
Sicuramente Fassone avrà dunque una soluzione per far sì che il Milan non finisca come accadde col Parma nel 2014-2015, ma perché si ottenga un certo credito anche di fronte a dei fondi speculativi il rischio deve essere calcolato. Con una squadra che ha totalizzato un solo punto nelle due trasferte con BeneventoVerona, si potrebbe parlare più di follia che di rischio.
Riccardo Ficara