il campo sinti dei Lavini, tra Rovereto e Marco, è ufficialmente vuoto. Le ultime famiglie hanno lasciato l’area nelle scorse settimane, segnando la fine di una struttura nata nel 1985 come spazio dedicato alla comunità sinta locale. Un luogo che, nel tempo, si era progressivamente svuotato, fino a diventare un insieme di casette abbandonate, simbolo di un modello abitativo ormai superato.
La decisione di chiudere definitivamente il campo Sinti Rom rientra in un percorso avviato da anni dal Comune di Rovereto, con l’obiettivo di superare la logica dei “campi nomadi” isolati e favorire invece soluzioni abitative integrate nel tessuto urbano. Le famiglie che ancora risiedevano nell’area sono state ricollocate in appartamenti o in altre sistemazioni, in un processo accompagnato da interventi di inclusione sociale, scolastica e lavorativa. Una scelta che rispecchia l’evoluzione delle politiche nazionali e locali, sempre più orientate a evitare la marginalizzazione di intere comunità.
Resta aperta la questione del futuro dei Lavini. L’area, rimasta per decenni ai margini della città, rappresenta oggi un potenziale spazio di trasformazione urbana. Tra le ipotesi già circolate negli anni figura la creazione di un collegamento ciclabile strategico tra Lizzana, Marco e la zona industriale, un progetto che potrebbe valorizzare un territorio finora percepito come periferico. Tuttavia, non esiste ancora un piano definitivo: serviranno scelte politiche chiare, risorse e una visione condivisa. Sinti e Rom sono integrati, in Trentino.
La chiusura del campo sinti non è solo un fatto amministrativo, ma un passaggio simbolico nella storia sociale di Rovereto. Segna la fine di un modello abitativo nato in un altro contesto storico e oggi considerato superato. Ma apre anche interrogativi: come restituire valore a un’area rimasta a lungo separata? Come trasformare una chiusura in un’opportunità di rigenerazione?
Ora, però, si apre una nuova fase: quella dello smantellamento. Le casette, destinate a Sinti e Rom, molte delle quali vuote da anni e in condizioni precarie, saranno demolite. Prima sarà necessario mettere in sicurezza l’area, impedire nuovi accessi e prevenire occupazioni improprie. L’amministrazione comunale punta a chiudere rapidamente gli ingressi, rendendo la zona off-limits in attesa degli interventi strutturali.

