6 febbraio 1977, la tragica storia della "Strage di Dalmine"

Il 6 febbraio 1977 a Dalmine in provincia di Bergamo, Renato Vallanzasca dopo essere stato fermato ad un posto di blocco della Polizia Stradale uccise in una sparatoria gli agenti Luigi D’Andrea e Renato Barborini.
Renato Vallanzasca è stato un criminale italiano attivo sopratutto negli anni ’70, famoso per essere stato autore di numerose rapine e sequestri di persona. “Il bel Renè” (così era chiamato ) divenne famoso non solo per i suoi atti criminosi ma anche per essere considerato un vero e proprio “sex symbol” dalle donne dell’epoca.
Il suo aspetto curato unito alle ricchezze di cui faceva sfoggio, lo resero uno dei criminali più temuti ed ammirati dal mondo femminile. Le donne erano attratte dal suo bell’aspetto e dal suo essere sopra le righe.
La vita del Vallanzasca fu un crescendo di trasgressione, fin dalla giovinezza “Il bel Renè” dimostrò di essere poco incline al rispetto per le regole, finendo in breve tempo per capeggiare una banda di criminali che ha caratterizzato la scena criminale italiana per tutti gli anni ’70. Arrestato nel 1977 venne condannato a 4 ergastoli e 295 anni di reclusione, e dopo un tentativo (riuscito) di evasione nel 1987, venne ricollocato nel carcere di Nuoro e spostato successivamente nella sezione alta sicurezza del carcere di Voghera.
In quel tristemente famoso giorno di febbraio del 1977 Vallanzasca era in fuga dopo aver ricevuto il pagamento per il sequestro di Emanuela Trapani, figlia di un imprenditore milanese , quando venne fermato nei pressi di un casello autostradale da un posto di blocco della Polizia Stradale. Sentendosi braccato “Il bel Renè” insieme ai compagni Michele Giglio e Antonio Furiato ingaggiò una sparatoria con gli agenti Luigi D’Andrea e Renato Barborini. 
Lo scontro a fuoco fu tragico, persero la vita oltre ai due agenti anche il criminale Antonio Furiato, mentre il Vallanzasca rimase ferito. Dopo aver rubato una Fiat 128 da una famiglia ferma in una piazzola di sosta Renato Vallanzasca si diede alla fuga venendo catturato dalle forze dell’ordine il 14 febbraio successivo nei pressi di Roma.
Oggi a più di quarant’anni da quel tragico evento rimane il ricordo di due eroi caduti mentre facevano il loro lavoro. Insigniti della medaglia d’oro al valore civile  D’Andrea e Barborini sono diventati un simbolo della lotta alla criminalità, due giovani di 27 e 32 anni che si sonno immolati per difendere una causa in cui credevano, quella di far rispettare la legalità in paese tumultuoso come era l’Italia degli anni ’70.
Il ricordo delle due vittime è ancora vivido nella mente di chi crede nei valori di serietà e giustizia, valori che oggi come allora sono imprescindibili per chi vuole servire il proprio paese. D’Andrea e Barbolini sono diventati il simbolo della lotta alla criminalità, e hanno ispirato intere generazioni di agenti grazie alla loro integrità, coraggio e dedizione alla causa.
Ancora oggi i due agenti vengono ricordati con ammirazione e rispetto, perchè chi è caduto servendo la propria patria non può essere dimenticato, anzi il ricordo di questi eroi deve essere d’ispirazione per tutti coloro che si battono per cercare di far diventare l’Italia un paese migliore in cui vivere.
Carlo Alberto Ribaudo