Mattarella dice no a Savona e convoca Carlo Cottarelli al Quirinale

No a Savona Ministro dell'Economia, stop del Quirinale. Mattarella: "È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani". E convoca Carlo Cottarelli al Quirinale.

Dopo più di due mesi di tira e molla politici e mediatici, mandati esplorativi (falliti), moniti e avvertimenti, velate proposte di governi tecnici, non tanto velate minacce di tornare al voto e di trattative sembrava essere giunti finalmente a un passo dalla formazione del nuovo governo soprannominato “del cambiamento”. Gli sforzi di 5 Stelle e Lega, e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per dare all’Italia un governo che rispecchi la volontà degli elettori scaturita dalle elezioni politiche del 4 marzo stavano per compiersi nella faticosa formalizzazione dell’esecutivo pentaleghista: il conferimento del ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri al prof. Giuseppe Conte, sostenuto dai leader dei due partiti costituenti Salvini e Di Maio, da parte del Capo dello Stato è stato un passaggio emblematico. Mancava solo la firma di questi per dare avvio al 65° governo di questa XVII legislatura della Repubblica italiana.
Ma qualcosa non ha convinto Sergio Mattarella a dare l’approvazione finale, anzi qualcuno, tale l’economista Paolo Savona, designato dalla coalizione pentaleghista quale Ministro dell’Economia. Il nome di Savona è stato l’ago della bilancia che che ha riaperto completamente il braccio di ferro serrato tra i partiti e il Colle, nonché la partita democratica: già negli ultimi giorni circolavano voci piuttosto scettiche circa un giudizio favorevole del Quirinale sul prof. Savona come prossimo erede di Pier Carlo Padoan. Alla luce di ciò, il Premier in pectore Giuseppe Conte ha rassegnato le sue dimissioni.
Poche ore dopo il Capo dello Stato ha convocato per questa mattina l’economista Carlo Cottarelli al Quirinale per affidargli l’incarico di formare un governo neutro che traghetti il Paese a nuove elezioni. Segno che il Presidente della Repubblica aveva già in mente il suo piano B subito pronto nel caso il governo politico M5S-Lega malauguratamente naufragasse. Il dott. Cottarelli fu designato da Enrico Letta nel 2013 in veste di commissario per la spending review, le cui proposte non entusiasmarono l’anno successivo il Premier insediato Matteo Renzi, tornando al Fmi in qualità di direttore esecutivo dove aveva già lavorato.
Sergio Mattarella ha giustificato la sua posizione innanzitutto spiegando che “il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni” – sebbene sia corretto ricordare che il veto sul nome di Savona, fino a prova contraria, l’ha imposto lui stesso, e non il contrario, dal momento che i partiti hanno semplicemente presentato una proposta; che, se respinta, ci si aspetterebbe di ricevere una motivazione ragionata, esaustiva e soprattutto in linea coi principi costituzionali. I suoi motivi sono allora stati i seguenti: in primis il fatto che “l’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende” e in secondo luogo i conseguenti “rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane”.
Osservando questa duplice argomentazione verrebbe da chiedersi prima di tutto se Mattarella, quando nominato Presidente della Repubblica, abbia giurato sulla Costituzione italiana in quanto garante e Primo Cittadino del popolo italiano oppure sul Manifesto di Ventotene in quanto garante dei mercati e degli investitori finanziari, e inoltre dove egli fosse quando ci fu il crack di Banca Etruria rinsaldato coi risparmi di migliaia azionisti, obbligazionisti e depositanti per mezzo della direttiva europea introdotta il 1° gennaio 2016 del bail in – contravvenendo dunque all’art. 47 Cost secondo cui “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” ed è essa che “disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Senza contare il fatto che i “rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane” sono già divenuti realtà da almeno vent’anni: il tasso di risparmio nazionale lordo dagli Anni ’90 al 2012 è passato da un 20-25% a un progressivo 12%, e parallelamente il tasso medio di risparmio familiare è andato scemando dal 22,4% degli Anni ’90 (con picchi al 30%) al 9% nel 2003.
In questi ultimi giorni la stampa sta riportando casi passati in cui il Presidente della Repubblica in carica pose veti su alcuni candidati Ministri presentatigli: si ricorda quando nel ’94 Oscar Luigi Scalfaro bloccò la nomina di Cesare Previti a Ministro della Giustizia sotto il Governo Berlusconi I (dirottando comunque il candidato alla Difesa); quando nel 2001 durante il secondo governo Berlusconi anche Roberto Maroni della Lega Nord – in lizza sempre come Ministro della Giustizia – fu deviato al Lavoro da Carlo Azeglio Ciampi; e infine quando nel 2014 Giorgio Napolitano sconsigliò all’allora Premier Matteo Renzi la nomina del procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri come Guardasigilli (suggerimento che Renzi accettò proponendo il nome di Andrea Orlando).
Citare tuttavia questi precedenti accostandoli alla situazione attuale è di una superficialità degna di quei giornali che hanno creato un caso mediatico tanto titanico quanto privo di fondamenti sul curriculum dell’ormai ex-Premier Giuseppe Conte: infatti in quegli specifici casi il no del Capo dello Stato veniva sollecitato da determinate circostanze giudiziarie o normative, tecniche insomma. Il caso di Savona è totalmente diverso: non è per curriculum non degno o incompatibile alla carica che Sergio Mattarella ha posto il veto, ma – come da lui stesso evidenziato – per non allertare “gli operatori economici e finanziari”. Quindi la questione è squisitamente politica, e in quanto garante dell’unitarietà nazionale, nonché rappresentante del popolo italiano che si esprime attraverso il democratico processo di voto, il Capo dello Stato deve garantire il meglio da un punto di vista prettamente istituzionale, non politico.
A Mattarella non si contesta il veto, ma i motivi che hanno spinto a questo veto. E’ un caso senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana.
L’Inquilino del Quirinale ha assicurato che a breve avrebbe preso un’iniziativa. Intanto M5S e FdI hanno dichiarato di voler mettere sotto accusa per alto tradimento Sergio Mattarella. Non resta che attendere i prossimi sviluppi e osservare come il ripresentato stallo politico verrà superato.
di Giuseppe Comper