Cicloturismo in Trentino: adelante con juicio

Ci vuole un po’ di pazienza, d’altronde: la gente è tanta, la pista è una e tutti hanno il diritto di goderne. Adelante con juicio, avrebbe commentato il governatore di manzoniana memoria.

In estate si pedala: per monti e per valli, un esercito di ciclisti si riversa in Trentino, approfittando dell’eccellente rete di ciclovie di cui, nel tempo, si è dotata la Provincia Autonoma.

Le piste ciclabili e ciclopedonali, nella maggior parte dei casi, sono ben fatte, ben indicate e corrono in luoghi davvero ameni. Tutto indurrebbe, dunque, a un idillio ciclistico. Famigliole con equipaggiamenti approssimativi, aspiranti professionisti inguainati in tutine variopinte e semplici cicloturisti, si affollano sulle strisce d’asfalto loro riservate, in simpatico disordine, tanto che gli amministratori hanno dovuto dotare i punti più critici di doppie corsie e colonnine separatrici.

Ci vuole un po’ di pazienza, d’altronde: la gente è tanta, la pista è una e tutti hanno il diritto di goderne. Adelante con juicio, avrebbe commentato il governatore di manzoniana memoria. Ecco, il juicio: il semplice buon senso, che, a volte, manca perfino nelle circostanze più favorevoli. Perché, ad onta di un servizio ottimo e di strutture che hanno pochi eguali in Italia, molto spesso i ciclisti snobbano le piste ciclabili e te li ritrovi tra i piedi, quando meno te lo aspetti.

I motivi sono molteplici: su tutti il fatto che quelli che pedalano su bici da corsa, bardati di tutto punto, ritengono, probabilmente, umiliante procedere in mezzo ai gitanti della domenica, limitando inevitabilmente la loro formidabile velocità di crociera. Oppure, qualcuno preferisce la strada perché meno soggetta a saliscendi, più breve tra tappa e tappa, in grado di arrivare ovunque.

Sia come sia, in ispecie nel pieno della stagione turistica, sono davvero tanti i ciclisti che optano per le strade normali, anche se a cento metri corre la pista a loro dedicata.

Ora, io capisco i professionisti, che devono allenarsi e non possono certamente stare sulle ciclabili: ci mancherebbe! Però, certi pellegrini della gran fondo, certi cifoni con velleità agonistiche, i randonnier con borse e poncho impermeabile, per quale ragione non possono fare come tutti gli altri, come le migliaia di disciplinati ciclisti?

Perché le strade trentine non sono sempre larghe, diritte e ben illuminate: nelle valli, anzi, ci sono strade strette, piene di curve e tornanti e illuminate quanto una notte di novilunio. Inutile dire che un ciclista, su quelle strade, rischia grosso.

Mi direte che il ciclista ha esattamente lo stesso diritto di chiunque, di percorrere quelle strade: non è del tutto vero. Il Codice della Strada prevede sanzioni per chi, in presenza di una pista ciclabile, pedali sulla strada comune: l’Art. 182 comma 9 recita: “I velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi…”.

Dunque, se c’è la ciclabile, il ciclista dovrebbe usarla: non è tanto una questione di codicilli, quanto di buon senso. Va da sé che la signora che va a comprare il pane a un chilometro da casa o il papà col bambino che va al parco difficilmente allungheranno del doppio o del triplo il loro tragitto, per andare ad imboccare la ciclabile: tutti gli altri, però, farebbero bene a farlo, per evitare multe o guai peggiori.

Sulle strade trentine, d’estate, ci sono già falangi di motociclisti infanatichiti, che scalano i passi alpini a tutto gas, rumoreggiando ed appestando provinciali e statali: evitiamo di aggiungere al novero anche coloro che potrebbero placidamente godersi una pedalata nella natura, tra una fontanina e un bicigrill.

Il buon senso è la via.

Marco Cimmino