Tamponi rapidi falsati in Trentino? Una strumentalizzazione politica creata ad hoc

Tamponi rapidi non conteggiati in Trentino? In realtà un problema nazionale. L’infiammarsi nuovamente della polemica dei tamponi rapidi non conteggiati dalla Provincia Autonoma di Trento, vicenda che sta diventando un caso politico provinciale, è nei fatti una polemica che riguarda l’intero territorio nazionale e le varie regioni coinvolte nell’emergenza.

Euronews, proprio lo scorso 9 gennaio, ha denunciato il fatto che si sia creato un blackout in materia, con varie regioni italiane che non hanno comunicato i dati sui tamponi rapidi. Un fatto increscioso, ma dovuto al fatto che il ministero della salute non ha ritenuto attendibile l’utilizzo dei test rapidi.

Ai primi di gennaio poi il dietrofont, nato dopo le pressanti richieste delle Regioni. Il ministero ha quindi dato il via libera ai test antigenici rapidi per la definizione dei casi. Morale? Anche questi test entreranno nel bollettino quotidiano (in un elenco a parte) anche se da Lungotevere Ripa suggeriscono l’uso di quelli di ultima generazione, che sono affidabili quasi quanto il tampone molecolare. E in ogni caso in molte situazioni servirà un altro test di conferma. LA CIRCOLARE

La parificazione dei test provocherà – come affermato da Euronews – un netto sbalzo nei numeri dei tamponi effettuati a livello nazionale e nel tasso di positività.

È difficile capire cosa sia cambiato in questi mesi; se i tamponi non considerati siano diventati più efficienti o se la pressione delle regioni per includerli nel conteggio si sia fatta troppo forte. “Le circolari prevedevano che il gold standard fosse il tampone molecolare”, risponde il ministero. Direttive diverse da quelle che circolavano negli altri Paesi. In Spagna, seppur con tutte le differenze tra le comunità autonome, o, ancora, in Francia come raccontato prima, questi test, rapidi e molecolari, sono equiparati ai fini del calcolo quotidiano.

In Gran Bretagna da mesi c’è la possibilità di ricorrere a test rapidi fai da te, il cui risultato si registra sul sito del ministero. I tamponi rapidi, utilizzati per lo screening di massa nell’operazione “Moonshot”, secondo un’inchiesta del Guardian avrebbero perso il 50% di positivi.

Quindi nei fatti non è nel torto Fugatti quando afferma: “noi abbiamo sempre agito sulla base delle circolari del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità”. Si tratta infatti di una situazione particolare, che ha visto Roma restia a utilizzare, a causa di dubbi sulla sicurezza, i tamponi rapidi per i conteggi.

“In Veneto si processa il numero di tamponi più elevato d’Italia: i contagiati dunque sono tanti per forza. Peccato – dice il Governatore Zaia a fine dicembre – che nella contabilità il ministero non contempli i tamponi rapidi. Allora – conclude – altro che prima Regione più contagiata del Paese”.

Come stanno allora le cose? Forse semplicemente nel mezzo: un errore vi è stato ed è attribuibile ai timori degli esperti che non ritenevano validi i nuovi test per il Covid-19 e non hanno imposto il conteggio anche dei tamponi rapidi – maggiormente utilizzati da una popolazione che li ha preferiti per via della loro velocità nel fornire un esito positivo – da parte delle regioni. Dall’altra parte non possiamo però non ammettere il fatto che ci troviamo di fronte ad una malattia relativamente nuova e che necessita ancora di essere studiata in tutte le sue sfaccettature.