L’Operazione per la Novorossiya rischia di toccare il limite straziante della Siria

La Novorossika è un’idea imperialista, che in queste ore si è manifestata nella propaganda russa, concretamente nel rinominare un Hotel, che in precedenza era stato in tabellone come “Hotel Ucraina” per volontà di Nikita Krushev e che adesso presenta all’insegna il nome “Novorossiya”. Un ritorno indietro di qualche tempo per comunicare che il sentimento è quello della Restaurazione.

Ebbene, passare da Resistente a Nazista è un attimo, almeno in lingua russa, dove nazista e nazionalista si pronunciano quasi allo stesso modo, visto che il Nazionalsocialismo era un movimento e un partito specifico e non una teoria generalizzabile: due nazionalismi a confronto, uno zarista e uno moderno, si scontrano da ormai due mesi. In Russia? No, per fare le cose BENE ci vuole coraggio. Vigliaccamente la sfida tra il vecchio e il nuovo si combatte in Ucraina.

Il collasso non è dell’Ucraina vs la Federazione Russa, tantomeno nel ridicolo asset del mainstream NATO vs Russia, ridicolo, assolutamente stupido e ridicolo, BENSI’ si tratta del collasso del sistema Zar – Patriarca vs Stato della Federazione russa, che sta per ESPLODERE. Piccola e sottile differenza. Il resto sono specchietti per le allodole. Per mentecatti disposti a bersi sangue e merda confondendo i film con la realtà. Non ci sono alternative. Molte associazioni di studenti e di politica della Siberia, per fare un esempio estremo, si sentono europee. Parlano inglese. Discutono di democrazia liberale. Cosa non è chiaro? Vladimir Putin sarà l’ultimo zar e lui lo sa bene. Li vedete, alla messa della Pasqua Ortodossa che la propaganda passa in TV? Suvvia..

Molti datano l’inizio delle ostilità 15 anni fa, la popolazione russofona retrocede di 12 anni, la geopolitica delle carte retrocede a 8, non possiamo eludere la legge, nel senso che al Senato la “Questione Ucraina” in Italia viene documentata e presa in considerazione da 8 anni fa e – essendo italiani – per noi fa fede quel carteggio, non tanto le opinioni della stampa. Noi compresi.

Tuttavia non è difficile fare quattro conti in tasca all’Armata di Putin, che conta essenzialmente una forte componente di armi tecnologicamente avanzate, ma non utilizzate in Ucraina e un armamento davvero obsoleto, che è sostanzialmente stato tutto “buttato” in questa “Operazione militare” che è connotata da propaganda: religiosa, etnografica e economica. (Chiesa ortodossa, lingua russa, gas, sanzioni).

L’idea è che Vladimir Putin abbia deciso da tempo di investire in armamenti, utilizzando l’Ucraina come occasione di arricchimento, creando il presupposto per la divisione del mercato internazionale in due blocchi e contando di avere la meglio sulle terre che gli servono per arrivare a commerciare liberalmente.

Insomma l’Ucraina sarebbe diventata una sorta di discarica di armi vecchie, tensioni, problemi economici, che nascono e sono pulsanti nel sottotraccia della Russia e che vengono scaricate lì.

Per questo – dunque – Vladimir Putin non vuole entrare nel merito, tanto che i foreign fighters, cioè le teste calde che partono dai paesi esteri per andare a rimpolpare le fila dei soldati legittimi ucraini, da ieri possono essere fucilati, giustamente, come terroristi. E’ lapalissiano dire che lo Zar Vladimir Putin ha torto, ma non possiamo continuare a discutere delle premesse.

Una questione che per Putin è interna, per tutto il resto del mondo, tranne per la Crimea e per il Donesk, no .. riguarda appunto la Novarossiya: in questo ripristino ante litteram non viene però tenuta in considerazione la più ovvia questione, che rimanda al motivo del titolo dell’articolo, che ripercorre in alcuni concetti quanto sostenuto da un famoso giornalista tedesco pro Putin, il noto Thomas Ropel, che sostiene – a ragione – che in ogni caso e qualsiasi sia l’esito di questo conflitto in Ucraina, quando i russi saranno fatti uscire dal confine, rimarranno i revanscismi.

Per questo la terra di Ucraina è ormai segnata e destinata, se c’è un seppur minimo barlume di umanità, altrimenti fa lo stesso e chi se ne frega, a diventare un’area protetta dall’ONU, perché è statisticamente irrealistico che si possa arrivare a una forma di pace, senza vendette di presunti partigiani dell’ultima ora, che sarebbero i disgraziati disposti a salire sul carro dei vincitori per scaricare la rabbia e portarsi in pari con la vita.

MARTINA CECCO

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Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé. Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.