Liz, che quiz

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In attesa di conoscere il futuro della rappresentazione in immagini nel mondo del metaverso, ci occupiamo nuovamente di una star del passato remoto, beatificata dai rotocalchi per curiosi motivi: Elizabeth “ Liz” Taylor.

Classe 1932, bimba bambolina, figlia ben nata da famiglia inglese trasferita negli USA, con entrature nel mondo che contava, la piccola viene subito lanciata in pista, con insegnanti personali per non farla arretrare nell’analfabetismo: così la troviamo a smorfiare col cane Lassie. Judy Garland, altra esordiente nell’infanzia, fu soprannominata “la bambina all’anfetamina”, mentre la Taylor veniva data per zucchero e miele.

Passa qualche anno, il tempo di entrare nel menarca, a 18 anni la sua immagine mitraglia il pubblico dagli schermi con pellicole leggendarie, come “Un posto al sole”, “Il padre della sposa”, “Papà diventa nonno”, e via a seguire, tra un Gigante e una Gatta sul Tetto che scotta.

Siamo negli anni cinquanta, lei è molto giovane, tra un film e l’altro si sposa cinque volte. La prima con Conrad Hilton Jr, rampollo della famiglia di albergatori. Versione dei giornali: l’illibata giovane stella, in sfolgorante abito bianco (per decenni una sua foto verrà rifilata in camera, agli ospiti della catena di hotel, negli USA) va incontro all’amore con ingenua innocenza, ma verrà delusa dal già corrotto sposino. Versione degli addetti del residence di lusso a Capri, dove i due trascorsero la luna di miele: nemmeno la prima notte stettero insieme, lui uscì.

Il secondo coniuge è un raffinato attore britannico, Michael Wilding, sbiadito al suo fianco, che le darà due figli maschi, il tutto in quattro anni circa.

Elisabettina, che è bassina e non troppo ben fatta (ginocchia larghe, un seno spropositato), gioca molto sul viso e gli occhi belli, dove però non abbiamo mai scorto traccia del tanto decantato riflesso viola; al terzo tentativo nuziale si butta su un tycoon del cinema, il produttore Mike Todd, che impalma già incinta: nascerà la figlia Liza ma, pochi mesi dopo, in un disgraziato incidente aereo, su un velivolo che meno male si chiamava “Lucky Liz”, l’ancora fresco sposò lascerà sola la vedovella ventisettenne. “ Non fosse morto, saremmo stati insieme tutta la vita”, proclamerà lei. Siccome, però, the show must go on, due per tre, oplà, super Liz soffia il marito a una delle sue colleghe e migliori amiche, Debbie Reynolds, che perde così l’amato Eddie Fisher.

La Taylor si converte addirittura all’ebraismo (strano non l’avesse fatto già con Todd, figlio di rabbino), diventa kabbalista e seguace delle cause israeliane, ma si stufa presto di Eddie perché, mentre gira il pomposo e inutile “Cleopatra” in Italia, ci scappa una vacanza a Portofino con il coprotagonista gallese Richard Burton, che per lei lascia moglie e due figlie (una disabile).

A questo punto della storia Elizabeth, premiata con l’Oscar per l’interpretazione dell’insulso “Venere in visone” è già una cozza, alcolizzata e tendente all’obesità, flaccida ma impudente al punto da mostrarsi nuda, sia pure in campo lungo, in “Riflessi in un occhio d’oro” con Marlon Brando: ma acciuffa un altro Oscar per “Chi ha paura di Virginia Woolf?”.

Le nozze con Richard sono eccezionalmente lunghe, lei ora è sterile e adottano Maria; l’unione si snoda tra etilismo, regali di gioielli cafonal e qualche lavoro insieme, come “La Bisbetica domata”, regia di Franco Zeffirelli. I due si lasciano, poi si risposano in Africa (nel frattempo lei ha perso, Dio sa come, decine di chili), poi si mollano definitivamente. Alla morte di lui, nel 1984, Bettina si presenta ai funerali in gramaglie, e fa la parte della vedova, con grave disappunto di quella vera, quarta moglie, in una rincorsa tra i due ex a chi si sposava più volte ma…Liz è vincente, solo Zsa Zsa Gabor la batterà.

Infatti, nel 1976, quando il lavoro langue per Taylor, appena 44enne, ecco un bucolico matrimonio celebrato nel ranch texano dello sposo, il senatore repubblicano John Warner, accanto al quale l’attrice riprenderà tutto il peso perduto e anche di più; il divorzio arriva nel 1982.

Segue un presuntissimo flirt con il miliardario Malcom Forbes; la acciaccata superstar si fa fotografare insieme a lui alla guida di una motocicletta, ma girano subito accuse di bufala in quanto il paperone, dopo il divorzio dalla prima moglie, sarebbe approdato all’altra sponda, quindi forse si è trattato solo di “society couple”. Pare questo sia stato il lavoro parallelo della diva: mostrarsi con uomini di incerto orientamento, in anni meno illuminati, e dar loro una parvenza di accettabilità sociale, come era accaduto per Montgomery Clift, Rock Hudson, George Hamilton.

Sembra dunque subentrare una quiete dopo le tempeste, ma la divissima risorge alla scomparsa di Hudson, nel 1985, per AIDS: eccola buttarsi in un vorticoso giro di raccolta fondi per finanziare le ricerche, mentre si disintossica in una clinica di lusso (dove, ci informano, non si accordano privilegi e lei va anche a buttare la spazzatura): qui incontra il muratore, di vent’anni più giovane, con le guanciotte da brillo, Larry Fortensky, o almeno questa è la vulgata. Segue un fastosissimo matrimonio, nel 1991, con sposa quasi sessantenne restaurata per l’occasione, portata “all’altare” da uno dei figli e da Michael Jackson.

Sembra una delle solite farloccate hollywoodiane, ma ci viene garantito che è a scopo benefico. Infatti la risonanza delle nozze le conferisce nuova visibilità e il fund rising per le buone cause impazza, finché, immaginiamo stremata, la cotonatissima ormai ex attrice, mollato Larry con liquidazione ed alimenti, si rinchiude in villa con sua madre prima, da sola poi.

Gireranno ancora buffe voci su una storiella con l’ottimo Rod Steiger, che in realtà si accompagnava a donne ben più vispe. Liz ci saluta nel 2011. Nel 2016 si spegne, distrutto dagli stravizi, anche Fortensky, che si dichiarava innamorato sempiterno della ex.

Quante belle cose hanno detto di lei e perché quasi solo peana? Per esempio, che lei fosse un’ottima madre. I primi due figlioli, li ricordiamo hippy e in fuga dagli Stati Uniti per non andare in Vietnam (grazie alla cittadinanza paterna) Liza ha vissuto defilata, Maria pare aver lamentato un po’ di disinteresse, ma suvvia: a Hollywood imperano le “mammine care”, cosa si pretendeva di più?

Altra lode dei corifei lobbisti del cinema: Liz è portatrice di valori sani, la verginità alle nozze, sesso solo con i mariti, niente droga. Si sorride, ricordando le foto delle vacanze con i gigolò, l’esistenza a tutta birra, la dipendenza da antidolorifici, le dimensioni a fisarmonica.

Altro elogio sperticato: Liz è politicamente corretta, la comunità LGBT la adora. Bene, ma…perché, quando veniva infastidita dalla fama di Marilyn, disse al suo entourage “ Levatemi dai piedi quella maledetta lesb…”?

Come professionista, però, nulla da dire…o sì? I giornalisti, vedendola nel film diretto dall’amico Zeffirelli in “Il giovane Toscanini”, 1988, la giudicarono una scarpa. Il regista fiorentino regalerà poi qualche confidenza in merito alla sua frequentazione di Liz, del cui fisico parlerà come di un relitto giurassico.

Chi era la Taylor? Un feticcio, uno specchio per le allodole? Probabile.

Carmen Gueye