Sono cresciuta con il sogno di un’Europa libera, basata su un progressivo federalismo orizzontale, dove la sussidiarietà interna, il libero commercio senza frontiere. Una solida difesa dei confini e la libertà di spostamento di merci e persone avrebbero garantito una crescita per chi ci vive, economica, sociale e politica e una forma di pace duratura. Siamo stati i primi guerrafondai di sempre, almeno fino al secolo scorso.
Mi trovo invece di fronte a un gruppo di canaglie che si è perso nelle normative burocratiche, affossando la libera intrapresa delle autonomie locali. Ha imposto prezzi e costi sul denaro libero che sono spesso impossibili da pagare. Pone veti commerciali basati sulla logistica geopolitica, mescolando il denaro con i valori, l’etica con la morale.
Ma sono specialmente alcuni fatti politici ed economici precisi che mi hanno portata a vedere questa Unione del secondo decennio come una sorta di fogna a cielo aperto.
Nello specifico vorrei poterli elencare, per meditare se la direzione che stiamo prendendo è quella che vogliamo, oppure no.
- Il caso della Grecia: i greci hanno patito mesi di vera e propria fame a causa di politiche economiche molto povere. Gestite essenzialmente in un clima improbabile di socialismo comunitario. Dove però a pagare sono state le persone del ceto medio, che hanno perso tutto. Non è successo a noi, va bene, ma sarebbe potuto succedere anche a noi. Il meccanismo dei prestiti verso uno stato che fa parte di una unione monetaria crea costi che aumentano i tassi, rendendo difficile un percorso che va ripensato. La guerra attuale in Ucraina porterà molta povertà a venire, dobbiamo attenderci la fame? Alla faccia della sussidiarietà.
- Il caso della Brexit: i favorevoli all’out, tra cui me medesima, sono stati demonizzati. Tra cui anche gli stessi inglesi, senza pensare che sarebbe stato vantaggioso per gli stati meno abbienti. Le lobby hanno pensato agli interessi dei gruppi di pressione. Gli unici ad aver perso qualcosa da questa decisione legittima, approvata con un referendum, che come possiamo vedere non ha portato a catastrofi economiche, ma semplicemente a un bilanciamento geopolitico, legittimo e coerente, vista la posizione già esterna della UK. Se questo è liberalismo economico io sono Gargamella.
- Il caso dei 12 indipendentisti della Catalogna, puniti con 9/13 anni di carcere per aver seguito un legittimo principio di autodeterminazione dei popoli, cercando di guadagnarsi il favore della maggioranza. Il percorso di una rivendicazione è stato mutato con pene esemplari che non vediamo talvolta nemmeno nei casi di omicidio, se questa è libertà politica, per carità.
- Il caso del COVID19, in cui la gente è stata reclusa a diverse mandate, senza che prima fosse fatta chiarezza sul motivo per cui lo si faceva. Ovvero per diluire i morti nel tempo ed evitare di dover accatastare cadaveri. Il lock down, modello della Cina, nota per non essere esattamente all’altezza dell’Europa in gestione sanitaria, è stato copiato come da una scimmia, dal Governo Conte. Non ha lesinato a militarizzare la pandemia, per lavarsene le mani. Il risultato è che il numero dei morti tra i paesi che hanno applicato il lockdown duro e chi lo ha applicato solo parzialmente o per niente è identico.
- Il caso dei vaccini: certo, è triste che la scienza sia snobbata, colpa probabilmente dell’uso che ne fanno. Tuttavia è raro trovare luoghi dove si spiega come mai molte notizie sui faccini siano fake news e si trovi pace per scegliere sulla libertà vaccinale. Personalmente sono a favore dei vaccini. Ma proprio perché sono certa che funzionino per proteggere me e automaticamente i miei cari, non ho nessuna premura nel costringere gli altri a fare lo stesso. La libertà di cura dovrebbe essere sempre tenuta presente. Anche nel caso di una pandemia. Lo vediamo attualmente, in USA c’è un picco di morbillo, dovuto ai no-vax. Il morbillo non potrà comunque essere debellato per via vaccinale, perché è endemico. Diverso il caso di malattie come vaiolo o polio che sono poco volatili e ampiamente gestibili proprio con i vaccini.
- Il caso dell’intervento militare indiretto per procura in Ucraina: siamo sotto scacco di una politica di espansione NATO a tutti gli effetti, volenti o nolenti. L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è solo l’ultima pagina di una storia infame che si sarebbe dovuta risolvere con la diplomazia. Non fosse che la UE è il leccaculo degli interessi economici e ragiona solo se sente puzza di dazi o di sanzioni. Se ne sbatte in merito ai diritti umani. Ora che tutta la zona occupata dai russi è stata formalmente oggetto di diversi referendum, di guerra civile, di interessi per le terre rare e per l’enorme potenza nucleare che è l’Ucraina in sé, ci si trova a parlare di piani Marshall, di ricostruzione, nonché di interventi massicci. Non ero a conoscenza che l’Ucraina fosse già parte della UE e della NATO.. infatti non lo è. Allora why?
- Il silenziatore su tutti coloro che hanno interessi storici, amicizie di lunga data, percorsi intellettuali, che aspirano a parlare di Ucraina, di Iran, di Gaza, di Israele. Tutto questo mondo era sotto il naso da tempo. Basti sfogliare le ultime 20 edizioni degli atlanti delle guerre. Parrebbe che solo con gli enormi investimenti russi e cinesi in Africa. La sensazione di essere in minoranza economica grazie al buono sviluppo della Cina (che comunque viaggia ancora con stili produttivi del secolo scorso e quindi che dovranno presto cessare per motivi ovvi), Europa e USA si sentano il fuoco sotto il culo e quindi vogliano espugnare mongoli, persiani, turchi e tutta quella gente che dal 1000 avanti Cristo sporadicamente bussa alle porte.
- La gestione migrazione dall’Africa: è stato semplice, la maggior parte sono entrati in Europa e sono andati dove gli pareva, la minor parte è stata sistemata con i documenti in regola, gli altri sono diventati cibo per il granchio blu. Probabilmente qualcosa dovremmo chiedercelo, non vi pare?
- La gestione dei soldi che questa fantomatica federazione dovrebbe far crescere come i funghi: un terzo di europei ha rinunciato alle cure sanitarie. Non serve aggiungere altro.
- Il caso della Palestina: ero convinta che l’Italia ripudiasse la guerra, ma invece se è all’estero scopro che la adora. Pensavo che l’Europa avrebbe fatto da faro per insegnare come gestire il federalismo. Invece vuole riconvertire le fabbriche di auto in fabbriche di armi. Sarà per motivi di ambientalismo? E in questo sistema abbiamo sotto il naso una strage di minorenni, che nessuno ha il coraggio di prendersi in carico, né le merde di Hamas, né il ricco Israele. Personalmente non credo che la soluzione in Palestina possa essere militare. I palestinesi hanno sbagliato a non disconoscere Hamas in tempo. Le democrazie non nascono su base religiosa. Dall’altra parte Israele ha il dovere di prendersi cura dei bambini, anche mettendo a rischio la propria sicurezza, e non lo sta facendo.
- Il caso del mancato esercito europeo: in Europa non abbiamo la capacità di difenderci da eventuali attacchi e non vogliamo liberarci dal peso della NATO che ci continua a proteggere a spese collettive. Leggasi americane. Penso che sia ormai tempo di girare pagina. Proprio adesso che questo contrasto è così forte.
Fatti e pensieri
Il problema siamo noi, la nostra ambizione e la volontà che è carente. Dovremmo smettere di ammazzare chi è diverso da noi e prenderci il nostro posto nel mondo in modo pacifico.
Martina Cecco

