sabato, Febbraio 7, 2026
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Recensioni online: la promessa tradita della diritto di parola digitale

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Una volta, le recensioni online erano il simbolo di una nuova forma di democrazia e libertà digitale: la voce libera del consumatore contro i silenzi imposti dalle lobby e dai grandi interessi. Un’idea semplice e potente: se eri stato fregato un servizio, oppure se avevi comprato un prodotto scadente, potevi raccontarlo. E chi leggeva aveva finalmente strumenti per difendersi e per scegliere consapevolmente.

All’inizio anche la giurisprudenza guardava a questo fenomeno con un approccio relativamente tollerante: il diritto di critica veniva riconosciuto come legittimo purché ancorato a fatti veri e con linguaggio misurato. Primi orientamenti di merito ammettevano giudizi anche severi se restavano entro i confini di verità, pertinenza e continenza. Era l’epoca in cui la recensione appariva come uno strumento innovativo e, in fondo, positivo.

Oggi però quella voce è rinchiusa in una gabbia dorata, stretta tra reputazioni ossessive e paure reali. La brand reputation — il valore “virtuale” della reputazione di un’azienda — è diventata uno scudo contro la critica. Non si ammette fallo, non si tollera l’errore: anche il più piccolo “non è il massimo” viene percepito come un affronto da neutralizzare con ritorsioni, diffide, segnalazioni.

Sul piano legale, una recensione online può integrare il reato di diffamazione ai sensi dell’art. 595 c.p.; la pubblicazione su piattaforme accessibili al pubblico comporta spesso l’aggravante del mezzo di pubblicità. La tutela penale scatta quando si superano i limiti di verità (anche putativa), pertinenza e continenza. È in questo quadro che molti utenti percepiscono un rischio concreto: tra querele, lettere di legali e rimozioni “prudenziali” operate dai portali, il messaggio che passa è semplice — meglio tacere che esporsi.

Prevale così il fronte economico, dove la reputazione online è moneta sonante, al punto da comprimere di fatto gli spazi della libertà di espressione. Non perché “sia vietato parlare”, ma perché si diffonde la sensazione che ogni parola possa trasformarsi in un problema.

Questa deriva l’avevamo già raccontata. Nel dicembre 2024, la stretta del Governo contro le recensioni false è arrivata sotto forma di proposta di legge: più verifiche sull’identità del recensore e sull’attendibilità dei giudizi, con l’obiettivo dichiarato di arginare manipolazioni e fake. Un passo comprensibile verso la trasparenza che, se e quando approvato, rischia però di trasformarsi in un nuovo bavaglio alle opinioni scomode, specie se le piattaforme, per cautela, finiranno per filtrare tutto ciò che è critico.

E già nel 2017 scrivevamo sulle recensioni online che «TripAdvisor è comodissimo ma nascondhttps://secolo-trentino.com/2017/12/23/le-recensioni-di-tripadvisor-sono-veramente-affidabili/e incognite oscure». Parole che restano valide: portali nati per dare voce ai cittadini si sono trasformati in macchine dove conta l’apparenza, mentre l’autenticità viene soffocata da silenzi, pressioni, manipolazioni.

Chi osa criticare rischia non solo “danni di reputazione”, ma un’esposizione personale feroce. La recenti tragedie che hanno riguardato le recensioni critiche e coinvolto delle persone titolari di attività anche con la morte mostrano quanto rapidamente il meccanismo possa degenerare. Sono episodi diversi, ma indicativi: quando la conversazione si trasforma in gogna, non c’è più spazio per il confronto civile.

Le recensioni, nate come strumenti di verità, sono diventate campi minati: false quando troppo lusinghiere, pericolose quando negative. Il dialogo, la critica sincera, il confronto costruttivo — valori di una società autenticamente libera — faticano a trovare casa.

Ed è qui il paradosso: ciò che doveva liberare la parola l’ha incatenata. Non servono censure esplicite: basta l’effetto combinato di norme, prassi difensive e algoritmi prudenti. Per tornare a una critica utile, serviranno regole chiare applicate con equilibrio, piattaforme meno opache e — soprattutto — una rinnovata educazione alla responsabilità di chi scrive e di chi legge.

giorgiocegnolli
giorgiocegnolli
Spirito polemico e indipendente, non cerca consensi facili né amicizie di circostanza. La politica resta la sua più grande passione.

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