La Flotilla elimina la giornalista e (forse) ri-parte dalla Tunisia

Il viaggio non ancora cominciato della Flotilla, per il giornalismo, è già terminato con una censura. Greta Thunberg, anche stavolta, parlerà da sola.. con il solito stile: accuse, controdeduzione e assenza di contraddittorio. E pace e bene.

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Cosa ha detto a “Il Foglio” la giornalista Francesca del Vecchio, cacciata perché avrebbe rivelato il luogo dove si stavano allenando alla resistenza (poco più di una settimana prima della partenza…) i volontari sedicenti umanitari (impegnati a fare storytelling per raccogliere adepti piuttosto che riportare la cronaca nella verità sostanziale dei fatti, che non deve essere allineata alla missione).

Ci aspetta un altro lungo monologo di Greta Thunberg con le sue accuse poliedriche e i suoi proclami?

Si badi che il giornalismo non è una cassa di risonanza per missioni, ma un punto di vista e il concetto di controllo in sé (e già che esista in Italia un Ordine dei giornalisti è un problema) è antitetico al concetto di giornalismo. Legittime la paura, l’ansia, lo stress dei militanti, che tecnicamente vorrebbero entrare in Gaza violando un blocco navale attivato da uno stato sovrano in guerra contro Hamas, Israele, per portare aiuti a una regione senza governo, attualmente in gerenza al peggior regime terrorista ancora attivo in Medio Oriente.

Il senso di quanto sta emergendo, comprese le querele politiche al quotidiano “Il Tempo”, è che gli attivisti abbiano già raccolto una serie innumerevole di figuracce e quindi, a ben vedere, è buona cosa che non ci siano voci attendibili a bordo, perché sarebbero state un inutile sacrificio di bontà.

Nel mese di agosto scorso la giornalista è stata invitata da un’attivista a partecipare alla spedizione verso Gaza. Una volta a Catania, “luogo di partenza della spedizione italiana e del training per i partecipanti”, viene chiesto a tutti di consegnare i cellulari, documenti, di farsi perquisire i bagagli e robe varie.

I vasselli sono tutti tracciati, a prescindere dal sito web della missione, perché non è possibile per dei privati cittadini spostarsi in anonimato, ci mancherebbe: non si tratta di missioni militari, neppure governative. La libertà è la trasparenza, il segreto è regime. Fatto sta che in un clima di totale ambivalenza, la situazione precipita.

In un clima di resistenza tipico della Guerra fredda – il tallone d’Achille di certa sinistra – la Flotilla cerca di far uscire una comunicazione pulita, cioè priva di contesto e priva di concetti, cioè propaganda. In termini stretti. E ci sta, di questo parliamo.

“Quando il corso comincia, dentro ci sono altri giornalisti (estranei agli equipaggi) con tanto di macchine fotografiche e telecamere. Al termine della sessione – continua del Vecchio – chiedo se ci siano contrarietà al fatto di scriverne. Mi viene detto di no, purché non entri nei dettagli”. La giornalista però viene rimossa dalle chat di gruppo. “Dopo qualche insistenza, mi chiama un membro del direttivo, Simone. Mi comunica la decisione di mandarmi via per aver rivelato ‘informazioni sensibili’ che avrebbero potuto minare la sicurezza della missione.

Fortuna vuole che le siano quindi restituiti i documenti e che la vicenda in questo modo resti chiusa nella segretezza di un gruppo nutrito di attivisti che ha cercato di far muovere le opinioni per mettere il focus sui bambini di Gaza ma senza essere trasparenti.

Ad ogni modo: il quotidiano “La Stampa” è certamente uno dei pochi quotidiani che avrebbe potuto riportare un diario di questa missione, assolutamente politica, visto che di certo gli attivisti sapranno bene che nulla arriverà a Gaza del loro malloppo senza che sia prima bloccato e controllato da Israele e dagli Stati Uniti, visto che a bordo tutto potrebbe esserci.

Ora, se è vero quel che è vero, cioè che non ci sono giornalisti liberi a bordo dei vasselli, allora questi vasselli non hanno copertura mediatica, esiste solamente il loro sito internet per fare pubblicità e politica.

In compenso tutto il resto della stampa, quella che non ha niente a che fare con gli attivisti e non ha alcun contatto con i terroristi, può riportare esattamente tutto quello che vede. In guerra la prima vittima certa è sempre la verità. Parrebbe che persino i giornalisti della Grande Guerra avessero dovuto combattere per arrivare a fare reportage, ma si sperava che in Occidente queste miserie fossero ormai morte e sepolte. Per forza. E invece, accidenti, NO!

https://globalsumudflotilla.org/tracker/#help

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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