Un filo di corda che si annoda e diventa simbolo. Così, in questo settembre, migliaia di scout italiani hanno deciso di lanciare un messaggio semplice e insieme potentissimo: la pace non si scioglie. L’iniziativa è del CNGEI – Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani, che con il progetto “Un nodo che salva, un nodo che unisce”ha voluto consegnare alle ambasciate di 28 Paesi coinvolti in conflitti – da Israele e Palestina all’Ucraina, fino a Russia e Iran – i loro “nodi di pace”.
Dietro ogni intreccio c’è un impegno: non arrendersi all’odio, non cedere all’indifferenza. «Il nodo è un vincolo che non si spezza facilmente: ci ricorda che l’umanità è legata da un destino comune» ha spiegato la presidente nazionale del CNGEI, Filomena Grasso, sottolineando la forza di un gesto che parla con la lingua universale della solidarietà.
Il momento più significativo sarà il 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace, quando i 16mila scout dell’associazione si fermeranno insieme in un raccoglimento corale. In ogni città e in ogni sede, verranno pronunciati i nomi dei Paesi in guerra: un rito laico che trasforma la memoria in consapevolezza, la speranza in azione. «I nodi della pace sono anche nodi di salvezza: corde che impediscono di cadere, che tirano in salvo, che ci tengono uniti» ha aggiunto Mariano Iadanza, Capo Scout del CNGEI.
Il gesto si lega idealmente anche alla Global Sumud Flotilla, la carovana nonviolenta che attraversa il Mediterraneo per chiedere pace e dignità. Due percorsi diversi, ma una stessa direzione: costruire ponti invece di muri, annodare legami invece di catene.
Un nodo, dunque, come filo che attraversa popoli e coscienze. Perché la pace – ricordano gli scout laici italiani – non è un sogno fragile, ma un impegno da stringere con tutte le nostre forze.


