Un atto deliberato e incomprensibile ha colpito il verde pubblico di Trento: tre pioppi cipressini lungo la ciclabile di via 8 Marzo, tra Melta e le piscine di Gardolo, sono stati avvelenati con glifosato. Le analisi di laboratorio hanno confermato senza margine d’errore che l’erbicida è stato iniettato direttamente nei tronchi, provocandone il rapido dissecamento. Un gesto che lascia sconcertati per la sua gratuità e per la violenza rivolta a un bene comune.
Colpire degli alberi — organismi vivi, parte del paesaggio e della qualità dell’aria — significa colpire l’intera comunità. Ed è difficile trovare una motivazione che giustifichi un atto tanto crudele quanto inutile. Distruggere tre pioppi in questo modo è semplicemente vergognoso.
Il Comune ha tentato il tutto per tutto. L’Ufficio Parchi e Giardini, su indicazione di un tecnico specializzato, ha avviato trattamenti d’emergenza con concime organico, sangue di bue e più somministrazioni per provare a salvare gli alberi. Ma gli interventi non hanno funzionato: il danno era troppo profondo, troppo mirato. Gli alberi non hanno reagito e ora non c’è alternativa all’abbattimento.
La vicenda riapre un tema che torna ciclicamente: la fragilità del patrimonio arboreo urbano di fronte alla maleducazione e al vandalismo. È difficile comprendere cosa possa spingere qualcuno a distruggere piante che non fanno altro che offrire ombra, ossigeno e bellezza a chi percorre la ciclabile ma anche per tutti coloro che ci passano. Ma è evidente che, finché atti di questo tipo restano impuniti, la città resta esposta.
Il Comune non ha ancora comunicato come avverrà la sostituzione degli alberi, ma l’auspicio è che questo episodio non si chiuda con un semplice abbattimento. Servono responsabilità, controlli e soprattutto una presa di coscienza: aggredire il verde pubblico è un attacco diretto alla comunità che lo abita.


