Al Forum internazionale del turismo, concluso nei giorni scorsi a Milano, il ministro Daniela Santanché ha presentato il piano strategico del turismo. Ci sembra un testo, al netto di alcune omissioni come gli affitti turistici, di interessanti intenzioni. Aspettiamo per capire come dovrebbe diventare operativo.
Colpisce, in modo particolare, lì dove il ministro auspica l’adeguamento del calendario scolastico ai modelli europei, suddividendo le pause scolastiche in modo più equilibrato lungo l’intero arco dell’anno. Sembra che la ministra intendesse 10 giorni di vacanze estive in meno. Ma se, per esempio, ci riferiamo alla scuola francese (simile a molte altre europee del centro-nord), la scuola inizia i primi di Settembre e finisce ad inizio Luglio; in questo periodo ci sono due settimane di vacanza a fine Ottobre, a Febbraio/inizio Marzo e ad Aprile.
Ci sembra una buona idea che, però, dovrebbe fare i conti con gli insegnanti e il sistema scolastico in generale, abituati (a parte i periodi di esami a giugno/luglio) ai tradizionali tre mesi di vacanza in estate. Conti che crediamo siano difficili, soprattutto perché – Italia Paese burocratico/conservatore – gli insegnanti e i loro sindacati farebbero le barricate culturali ed economiche. Dopo il ministro dell’Istruzione che ha detto di non saperne nulla (2), oggi si è fatta sentire la Cisl (Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl scuola) che, ricordando che la competenza dei calendari è delle Regioni e non dello Stato, ritiene che la proposta non abbia legittimità: “la scuola ha bisogno di ben altro” (AdnKronos).
Crediamo, invece, che un calendario scolastico modello francese/europeo sarebbe più funzionale per gli studenti, che vivrebbero la scuola in modo più disteso ed intenso e non, come talvolta accade, una parentesi in attesa delle vacanze. Di conseguenza ne trarrebbe vantaggio, come da proposta del ministro Santanché, anche il turismo, nonché l’economia che gira intorno alla scuola.
Come fare, però di fronte agli ostacoli? Per quello culturale ci vorrà tempo. Ma per quello economico ci sembra buona occasione per affrontare di petto uno dei principali problemi del settore, la remunerazione degli insegnanti… troppo bassa e disincentivante professionalità e disponibilità.


