Colpi di Marco: Signor Carabiniere, ti scrivo…

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Si, lo so, hai giurato fedeltà alla Repubblica Italiana e seppure tu sia stato generato sotto lo Stemma Regio, per la tua fedeltà al Belpaese, non hai esitato di passare da Carabiniere del Re a Carabiniere della Repubblica.

Conosco pure il tuo motto: nei secoli fedele. E fedele servitore del Tricolore lo sei sempre stato, mettendo in gioco pure la tua vita se servisse. Ed è servita. Salvo D’Acquisto rinunciò ai suoi giovani anni perché nei secoli fedele non è solo un motto, ma una frase cucita sul cuore di ogni Carabiniere. D’Acquisto come Schifani, come Dicillo, come tutti voi Carabinieri pronti ad indossare ogni mattina la divisa privi della certezza di indossarla pure il giorno successivo.

Signor Carabiniere, cosa provi quando per lo “usi obbedir tacendo” ti mordi la lingua per non bestemmiare? Usi obbedir tacendo, sta scritto in ogni vostra caserma, ma onore e gloria a quella mano col pennarello quando spudoratamente aggiunse: e tacendo morire. Così pure tacendo indagato, Signor Carabiniere, per esserti difeso da un criminale; tacendo nel rivedere il soggetto libero a distanza di poche ore; tacendo nel avere rischiato l’incolumità fisica inutilmente, tacendo per le barzellette cretine partorite da idioti con lo scopo di infangare l’Arma, la divisa, il tuo senso dello Stato.

Tacendo, come quando accompagni un collega lungo il viale degli alberi piegati chiedendoti se n’è valsa la pena perdere la vita per poco più di mille euro al mese. Ed allora, Signor Carabiniere, prova una volta al “usi disobbedir tacendo” girandoti dall’altra parte. Lascia che sia a questa Italia sgualdrina di risolvere da sola i proventi delle sue marchette, Signor Carabiniere.

Marco Vannucci

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