Rosalie Fish e la battaglia per i Nativi americani

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Nel 2019, lei frequentava l’ultimo anno di liceo e praticava atletica leggera alla Muckleshoot Tribal School. Quella primavera, Rosalie Fish decise di trasformare la sua partecipazione alle gare in un potente messaggio di sensibilizzazione. Dipinse sul viso l’impronta di una mano rossa e sulla gamba destra scrisse “MMIW” – acronimo di “Missing and Murdered Indigenous Women” (Donne Indigene Scomparse e Assassinate). Con questo gesto simbolico, voleva richiamare l’attenzione su una crisi sociale a lungo ignorata dalle forze dell’ordine e dai media: la scomparsa e l’uccisione di donne indigene nel Nord America. Durante i campionati statali di atletica leggera di classe 1B nello Stato di Washington, conquistò tre titoli in discipline diverse, dimostrando di essere una doppia campionessa, sia in pista sia nella lotta per il riconoscimento delle ingiustizie subite dalla sua comunità.

L’immagine di lei a metà falcata, con il volto tinto di rosso come il sangue, è rimasta scolpita nella memoria collettiva. Da quel momento, giornalisti, marchi famosi e persino studenti universitari ricercatori si sono messi in fila per ascoltare la sua testimonianza personale ed emozionante. La sua storia ha contribuito a far emergere un problema considerato per troppo tempo tabù o marginale, portando consapevolezza e compassione verso una realtà dolorosa ma necessaria da affrontare.

In seguito, la Bishop Blanchet High School la invitò a partecipare a due eventi importanti: la Settimana del Patrimonio dei Nativi Americani e una riflessione più ampia sul passato dell’istituto stesso. L’anno precedente, infatti, la scuola aveva deciso di cambiare il nome della propria mascotte. Quella dei “Braves”, termine ormai ritenuto dispregiativo e offensivo nei confronti delle comunità native, era stata sostituita dai “Bears”, in linea con una recente legge dello Stato di Washington che incoraggiava il rispetto e la valorizzazione delle culture indigene.

La scuola come base sociale

Lei non era a conoscenza di questo cambiamento quando accettò l’invito, e apprese della novità soltanto tramite alcuni messaggi online. Prima di prendere una decisione, rifletté a lungo sul da farsi. Negli anni passati, durante le competizioni contro squadre le cui mascotte aveva spesso associato a stereotipi sui nativi americani, si era sempre sforzata di chiedere agli atleti di quelle scuole: “Di quale tribù fate parte?”. Era un modo per umanizzare quelle persone e sfidare i pregiudizi, anche se allora il suo approccio poteva risultare più severo. Nel frattempo, il Legacy Council della scuola stava lavorando con impegno e buona fede per costruire relazioni sincere con le tribù locali.

Quel giorno, indossava un paio di jeans neri e scarpe Nike completamente bianche, segno di un atteggiamento cauto ma disponibile. Era determinata a non nascondere il passato né a puntare il dito contro qualcuno, ma piuttosto a favorire un dialogo onesto e rispettoso. Dopo una preghiera di guarigione Lakota e un riconoscimento formale della terra su cui sorgeva la scuola, salutò il pubblico nella lingua Lushootseed, per poi presentare in inglese i suoi pronomi e i legami tribali alle comunità Cowlitz, Muckleshoot e Yakama.

Con il telecomando per le diapositive in mano, iniziò a raccontare la sua storia, intrecciando traumi personali e successi sportivi con il drammatico tema della violenza contro le donne native americane. Il suo racconto, straordinariamente sincero, toccava corde profonde ma rimaneva cauto nelle parole, come a voler rispettare la complessità della questione e la varietà di esperienze vissute dalla comunità indigena.

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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