“C’è un’alterità radicale tra la linea politica di Trump e dell’impero degli Stati Uniti e la Chiesa cattolica, la figura del Papa e il magistero del Papa. Leone è il primo Papa statunitense della storia, ma è totalmente americano, del Nord e del Sud America, e ha scelto con molta chiarezza di stare dalla parte del Vangelo, che è la parte dei più poveri come diceva anche Papa Francesco. Trump, invece, è il profeta della parte ricca, protesa a riaffermare la propria pretesa in un mondo in cui la guerra diventa uno strumento per affermare il prevalere sugli altri. Il Papa è sulla linea opposta a questo schema”.
Ad affermarlo è stato Marco Tarquinio, europarlamentare indipendente del Partito Democratico e già direttore dell’Avvenire, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Proseguendo nel suo intervento, l’europarlamentare Tarquinio ha poi ulteriormente specificato: “C’è qualcosa di mai emerso nell’ultimo secolo, uno scontro frontale tra Chiesa Cattolica e Stati Uniti d’America, e un richiamo antico che è l’attacco dell’imperatore al Papa. Quello di Avignone è uno dei messaggi subliminali arrivati in questi giorni, con la convocazione irrituale del nunzio, che è l’ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti, al Pentagono. Nei colloqui sarebbe emersa questa immagine della possibilità avignonese come se il Papa potesse essere prelevato come un Maduro ed essere portato nel carcere deciso dall’imperatore, che io credo sia del tutto lunare. Questa è una questione tutt’altro che marginale, soprattutto negli Stati Uniti, dove il cattolicesimo è in grande crescita, c’è un effetto Leone ma anche un effetto di lungo periodo. Papa Leone sta aiutando a far capire qual è la via del Vangelo e qual è la giusta interpretazione”.
Infine, concludendo il suo intervento Marco Tarquinio ha evidenziato: “Papa Leone è stato uno dei collaboratori più stretti di Papa Francesco, c’è una continuità, e so che è profondamente convinto di rimettere i poveri al centro dell’attenzione globale. Lui è stato vescovo in America Latina e ha toccato con mano le ferite aperte e le speranze dell’umanità. L’insidia sono le guerre che vengono combattute sia in Oriente ma anche in Africa, dove ci sono vescovi in prima linea che cercano di ricucire società divorate dal mostro della guerra. C’è la guerra permanente contro i poveri, che sono quelli che emigrano e camminano nel mondo. Trump si è dimenticato di esser figlio di emigranti tedeschi e scozzesi, Prevost non si è dimenticato di essere figlio di emigranti italiani, francesi. C’è una guerra condotta anche con le armi dell’economia, e anche qui credo che il Papa porterà un pensiero forte, continuando il magistero di Francesco sui grandi temi della nostra modernità. Vance è appena più educato di Trump e altrettanto smisurato, è come quando qualcuno pensa di insegnare il credo agli apostoli”.

