Quando un film in Anteprima al Trento Film Festival diventa occasione di riflettere su dimensioni che non siamo abituati a vivere: i personaggi di questo film, come ha spiegato il regista di “Ultimo Schiaffo”, Matteo Oleotto, hanno preso vita da soli, si sono mossi in un intreccio di storie diverse, che convergono tutte a uno stesso punto.
Il film è stato girato in Italia e in Slovenia nel 2026 tra Friuli Venezia Giulia, il Tarvisiano, la Val Saisera, il Lago del Predil e il comprensorio di Sella Nevea, fino a Cave del Predil, cuore dell’ambientazione e della storia. Alcune scene hanno toccato anche Gorizia, Grado e la vicina Kranjska Gora, in Slovenia.

A vederlo da fuori sembra un innocente film che narra uno spaccato di vita di due fratelli, i cui compaesani sbagliano sempre puntualmente il cognome, italianizzandolo. Poi vi è Marlowe un cane indisciplinato che è il punto di incontro di tutti i protagonisti di questa storia. Poi vi è una mamma anziana malata di Alzheimer che giace in casa di riposo, non riconosce i figli e sa che la figlia Petra è morta, è lì perché non può vivere in un container, ma è seguita da persone del posto, in un posto dove le persone che ci vivono sono proprio poche. Il lavoro scarseggia, i fratelli fanno i tuttofare ma la situazione non va bene e ogni espediente è buono per raccattare qualcosa o qualche denaro.
Un cane, un amico
“Perché tu sei il mio migliore amico, te lo dico, che sei speciale e quando siamo insieme il mondo è capovolto, di colpo nulla è più banale, nulla è più banale.” Jure al cane Marlowe.
Una vigilia di Natale bellissima o pessima? Il racconto è serrato e non lascia niente al caso, tutti i protagonisti si incastrano in un vortice di problemi e di soluzioni raffazzonate, che altro non possono fare se non far precipitare il racconto come un castello di vetro. Lo schiaffo? Niente spoiler. Ad ogni modo, alla fine, tutto sarà diverso da come si pensava inizialmente, e Petra torna a vivere. Babbo Natale, per questa volta, no. MC

