Dal 1° maggio la posta prioritaria uscirà dal perimetro del servizio universale postale. Una modifica tecnica solo in apparenza, ma destinata ad avere effetti concreti su cittadini, imprese e venditori online: tariffe non più calmierate, tempi di consegna potenzialmente più lunghi e maggiori costi per alcune spedizioni leggere.
A segnalarlo sono le associazioni dei consumatori ACF-Aiace-Sdc Federazione nazionale, Adiconsum, ADOC, Adusbef, Assoutenti, Codacons, Codici, Ctcu, Federazione Iconsumatori, Lega consumatori, MC, Mdc e Urtv, che richiamano l’attenzione sulle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2026. La norma ha prorogato l’affidamento del servizio universale a Poste Italiane fino al 31 dicembre 2036, ma ha anche escluso alcuni prodotti postali dal relativo perimetro.
La posta prioritaria affonda le sue radici nelle forme di recapito urgente già presenti nell’Ottocento, ma nella versione moderna nasce nel 1999, dopo una fase di sperimentazione tra il 1997 e il 1998, con l’obiettivo di garantire una consegna più rapida rispetto alla posta ordinaria. Dopo il ridimensionamento del 2006 e la riorganizzazione dell’offerta nel 2015 con Posta1, il servizio entra ora in una nuova fase: dal 1° maggio 2026 resterà disponibile sul mercato, ma fuori dal perimetro del servizio universale.
Tra i servizi coinvolti rientrano Posta1, Postapriority Internazionale, Posta1Pro, Posta1Pro Risposta Pagata, Posta1online nazionale e Posta1online internazionale. Secondo le associazioni, l’uscita dal servizio universale comporterà il venir meno delle tariffe accessibili garantite finora e tempi di consegna superiori rispetto al recapito in un giorno lavorativo oggi previsto per la posta prioritaria.
Il cambiamento non riguarda soltanto chi spedisce lettere o comunicazioni urgenti. Le associazioni evidenziano possibili ricadute anche sull’e-commerce e sulle piccole imprese che utilizzano la Posta1 per spedizioni economiche, leggere e tracciabili. L’aumento dei costi, avvertono, rischia di riflettersi sui consumatori finali.

