L’Italia si colloca tra i Paesi europei con l’inflazione mensile più alta. A sostenerlo è l’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Eurostat di aprile. Secondo l’associazione, l’Italia registra un aumento congiunturale dell’1,6%, contro l’1% dell’Eurozona, piazzandosi al settimo posto per inflazione più elevata tra i Paesi monitorati.
Il dato annuo indicato nel comunicato è pari al 2,8%, ma l’Unione Nazionale Consumatori invita a guardare soprattutto all’inflazione mensile, ritenuta più utile per misurare la spinta più recente dei prezzi. “Per analizzare gli effetti della guerra in Medio Oriente bisogna, dal punto di vista metodologico, considerare l’inflazione mensile, non quella annua”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’associazione.
Secondo Dona, l’Italia sarebbe tra i Paesi che più hanno risentito dell’“effetto Iran” e del blocco di Hormuz. È una lettura dell’Unione Nazionale Consumatori, che collega le tensioni internazionali all’andamento dei prezzi, in particolare nei comparti più esposti ai costi energetici e dei trasporti.
Il confronto con le principali economie europee è il passaggio più immediato. La Francia registra un’inflazione mensile dell’1,2%, la Spagna dello 0,7% e la Germania dello 0,5%. L’Italia, con il suo +1,6%, presenta quindi un dato superiore a tutti e tre questi Paesi. Tra le principali economie dell’Unione europea, sottolinea l’associazione, solo il Portogallo fa peggio.
Per l’Unione Nazionale Consumatori, il risultato non dipende soltanto dal contesto internazionale. Dona collega il dato anche a una minore concorrenza interna, soprattutto nei settori di carburanti, luce, gas, distribuzione e trasporti.
La classifica mensile riportata dall’associazione vede ai primi posti Malta con +3,4%, Cipro con +2,2%, Lussemburgo con +2%, Portogallo con +1,9%, Bulgaria e Slovenia con +1,8%, Paesi Bassi con +1,7%, quindi Grecia e Italia con +1,6%. L’area euro si ferma all’1%, mentre l’Unione europea allo 0,9%.
Diverso il quadro se si guarda all’inflazione annua. In quel caso l’Italia è al ventunesimo posto tra i Paesi monitorati, con il 2,8%, sotto la media dell’Unione europea, pari al 3,2%, e sotto l’area euro, indicata al 3%.

