Nove tartarughe marine tornate libere in un solo giorno, in sei città italiane diverse. È il bilancio dell’Italian Turtle Day, l’iniziativa promossa da Plastic Free Onlus che ogni anno trasforma il World Sea Turtle Day — il 16 giugno — in un momento collettivo di restituzione al mare.
Da Genova a Lampedusa, passando per Viareggio, Pescara, Castro e Stintino: in sei luoghi del Mediterraneo italiano si è svolta in contemporanea la liberazione di esemplari recuperati e curati — ognuno con la propria storia di ferite, cure e lenta guarigione.
L’iniziativa ha coinvolto centri di recupero, Capitanerie di Porto, aree marine protette, istituzioni scientifiche e centinaia di volontari. Ma il cuore della giornata erano loro: nove esemplari di Caretta caretta, la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo, pronti a tornare nel proprio habitat dopo percorsi di cura spesso lunghi e complessi.
Le tartarughe protagoniste: un simbolo di tutela marina
Ogni tartaruga liberata porta con sé una storia diversa: plastica ingerita, lenze o ami ingeriti, traumi da imbarcazioni, catture accidentali in reti da pesca. Animali che hanno attraversato 280 milioni di anni di evoluzione e che oggi si trovano in difficoltà proprio per colpa delle attività umane degli ultimi decenni.
Il messaggio di Plastic Free Onlus
Per Plastic Free, che ha scelto la tartaruga marina come proprio simbolo, l’Italian Turtle Day non è solo una giornata simbolica. È un modo per ricordare che questi animali sono sentinelle dello stato di salute del mare: dove le tartarughe stanno bene, l’ecosistema marino funziona. Dove invece finiscono nei centri di recupero, c’è qualcosa che non va.
Sull’iniziativa proprio Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus, ha affermato: “La liberazione di nove tartarughe in contemporanea in tutta Italia è stata una grande emozione, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità. Le tartarughe marine hanno resistito per milioni di anni, ma oggi sono messe in difficoltà dalla plastica, dalla pesca intensiva, dal traffico nautico e da tanti comportamenti quotidiani che sembrano piccoli, ma producono conseguenze enormi. Ogni tartaruga che torna in mare è una vittoria, ma anche un promemoria: dobbiamo ridurre alla radice ciò che le porta nei centri di recupero”.
Ai momenti di liberazione si sono affiancate attività divulgative aperte al pubblico, con biologi, veterinari e volontari che hanno raccontato le storie degli animali, il lavoro di soccorso e i mesi di cure necessari per prepararli al ritorno in mare.
A Genova è stata liberata Lorena, a Viareggio Dede, a Pescara Lacey. A Castro Marina, in provincia di Lecce, sono stati liberati quattro esemplari: Leo, Ale, Filippo e Mia — alcuni dei quali avevano ingerito ami o pezzi di plastica, uno era stato adottato simbolicamente da un’azienda privata che aveva contribuito alle spese di cura. A Stintino è tornata in mare Caterina, recuperata dopo una cattura accidentale in una rete da pesca. A Lampedusa, al tramonto, l’ultima: Lina, salvata lo scorso ottobre dalla Capitaneria di Porto in condizioni critiche.
“Il lavoro dei centri di recupero è fondamentale, ma da solo non basta. Chi cura questi animali compie un’azione straordinaria, ma l’altra metà dell’impegno deve essere dedicata alla sensibilizzazione. Raccontare cosa accade a una tartaruga che ingerisce plastica o resta impigliata in una rete significa far capire alle persone che ogni gesto conta: non abbandonare rifiuti, ridurre la plastica monouso, non lasciare volare palloncini, rispettare il mare, sostenere chi tutela la fauna marina” ha poi ulteriormente specificato Rosapia Reale.
L’impatto della plastica sulle tartarughe marine
Secondo le stime degli operatori del settore, ogni anno decine di migliaia di tartarughe muoiono nel Mediterraneo a causa delle attività umane, mentre i centri di recupero riescono a salvarne solo una parte. Numeri che mostrano quanto il soccorso — per quanto prezioso — non possa bastare da solo: serve cambiare i comportamenti all’origine del problema.
Dal 2019, Plastic Free Onlus ha contribuito al salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e ha accompagnato alla nascita quasi 11.000 piccoli lungo le coste italiane. L’Italian Turtle Day prova ogni anno a mettere insieme queste due dimensioni: l’azione concreta del recupero e il lavoro culturale di lungo periodo per ridurre l’impatto umano sul mare.
Maggiori informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito di Plastic Free Onlus.
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