Riaccendo anzitempo la penna malgrado da sempre, in estate, preferisca il refrigerio di una granita al tormento infuocato di un inchiostro, per i fatti di casa nostra e non solo, ma la micidiale calura estiva mi si ritorce contro addormentando l’inspirazione, il neurone, e le idee.
Di scrivere ne avrei avuto ben donde, ma con il caldo pure il mio orologio diventa lento, ed allora lascio che tutto scorra con l’intima certezza di ritrovare tutto intatto a settembre. E non sarà un bel ritrovare tra i focolai di guerra, un matto alla Casa Bianca, un attore in Ucraina, un serpente chiamato Nato, un Golfo di un Medioriente immerso nel dolore e giù via fino in casa nostra, dove l’offeso risarcisce l’aggressore mentre un popolo impazzito gioisce quando il criminale è targato Italy. Panta rei, tutto scorre in estate, la sacralità della pausa estiva non può essere scalfita neppure dalle bestemmie dell’editore.
Tutte in dialetto trentino, per inciso, però si lascia intendere ugualmente. Fratello, ricordati che dovrai morire! Uso l’antico detto dei monaci trappisti (memento mori) come antidoto per cessare il turpiloquio, ma l’editore, da par suo, risponde a tono con “ora et labora”, soprattutto labora, aggiunge il meschino fedelissimo della vil pecunia, nel mentre lo immagino scartavetrarsi i marroni come formula di scongiuro.
Malgrado gli scongiuri, in fondo al Viale, sta il cartello STOP. Esso vale per tutti, noi possiamo solo fare la gara a chi arrivi ultimo vince. Seppure non sappiamo quale premio ci aspetti. Oggi è toccato a Franco Baresi in una corsa fin troppo veloce è arrivato in fondo al Viale, come veloce è stata tutta la sua vita terrena. Rimasto orfano di entrambi i genitori fin da giovanissimo, cresciuto a pane e salame in quel della Bassa Bresciana, si racconta si divertisse, con la palla, a scartare le galline insieme al fratello Beppe (Giuseppe). E’ strana la vita, due fratelli legati indissolubilmente, ma divisi dalla bandiera del dio pallone. Beppe una stella dell’Inter, Franco la stella assoluta del Milan. Beppe era bravo, molto bravo, ma Franco è stato un fuoriclasse assoluto. Un fuoriclasse taciturno, di pochissime parole, ma con gli occhi talmente vivaci da fare capire pure le acca mute.
L’esordio nel Milan a 17 anni per l’intuito di quel grande Maestro che fu Nils Liedholm, in un Verona Milan di fine campionato. Paolo Arcella, il radiocronista di novantesimo minuto, esordì con: oggi abbiamo assistito all’esordio di un campione del calcio italiano. In effetti il diciassettenne Piscinin, così l’affettuoso nomignolo affibbiato dai tifosi rossoneri a Baresi, esordì con il piglio ed il cipiglio del campione predestinato con 3 o 4 da porta a porta delle sue sfiorando pure il goal, in una di queste, con una bordata da fuori area. Il giorno dopo, la Gazzetta dello Sport, celebrò Baresi con un titolo rimasto nella memoria: abbiamo visto il libero del futuro. Franco Baresi giocava da libero, ma era soprattutto un libero di testa affezionato ai Valori, agli affetti, alla gratitudine, come solo i grandi uomini sono capaci di fare. Scelse di scendere in serie B con il Milan allontanando qualsiasi sirena, ed erano tantissime, per non tradire quella maglia che avrebbe portato addosso per tutta la vita. Poi fu il tempo dei sorrisi, degli scudetti in serie, delle Coppe dei Campioni, Intercontinentali. Vinse tutto quello che c’era da vincere, ma mai perdendo la sua umiltà. Lui, nato nella Bassa Bresciana, non poteva altrimenti. La Bassa Bresciana, dove in inverno una stufa non basta per riscaldare le ossa e in estate il sole picchia talmente feroce da rendere le zolle dei massi incoltivabili, Franco Baresi è stato il portatore sano ed il magnifico alfiere dei valori della sua terra. Taciturno, modesto, umile, capace di firmare i contratti in bianco, meraviglioso Capitano e leggenda rossonera, straordinario protagonista della Nazionale dove espresse tutta la sua umanità con quel pianto disperato a Pasadena. Lui, Franco Baresi, Kaiser Franz, “el Piscinin” diventato talmente grande da lasciarci troppo presto. Ma i Campioni non muoiono mai.
I Campioni restano impressi nella memoria, e nel cuore, per sempre. Passeranno gli anni, passerà anche il dolore, ma non il ricordo perché ci sarà sempre qualcuno, sugli spalti di San Siro, capace di fermare il tempo pensando: ma quando entra il Piscinin?
Marco Vannucci
E’ questa la notizia per cui ho ripreso la penna prima di settembre, Franco Baresi merita tutta l’attenzione possibile e gli omaggi dovuti ad un campione del suo rango capace di far sognare gli innamorati del pallone come il sottoscritto.
MV

