La Chiesa non è un partito, ma ci dice cosa non dobbiamo votare

“La Chiesa non è un partito e non stringe accordi con alcun soggetto politico”. Lo ha detto a chiare lettere il presidente Cei, il Cardinale Gualtiero Bassetti. Parole che farebbero ben sperare anche se poi questi ha aggiunto che è necessario “reagire a una cultura della paura”, che non può “mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza” che si credeva “sepolti definitivamente”.
Un chiaro attacco nei confronti della Lega e del candidato governatore alla Regione Lombardia, Attilio Fontana. La Chiesa, infatti, non si schiera, ma al contempo si. Basti pensare a tutti gli interventi compiuti dai palazzi Apostolici nel corso degli anni: le elezioni del 1946 e 1948, quelle comunali del 1953 e le varie campagne referendarie.
Cambiano le figure che reggono i vertici del cattolicesimo, ma non cambia la sostanza e i Don Camillo sono sempre in agguato, pronti a far vincere il loro candidato.
Il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha anche invitato i politici in campagna elettorale “alla sobrietà”, “nelle parole e nei comportamenti”. “La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere. Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”.