Migranti USA: ricongiungimento di 1800 bambini con i loro genitori

Dopo le folte polemiche che hanno colpito la cosiddetta “tolleranza zero” adottata da Donald Trump, arriva il ricongiungimento di circa 1800 bambini migranti con i loro genitori e le loro famiglie dopo essere stati separati al confine tra Stati Uniti e Messico. Lo ha annunciato proprio l’amministrazione del presidente statunitense, precisando che l’attuazione del provvedimento è avvenuta entro i termini stabiliti da Dana Sabraw, giudice distrettuale di San Diego, in California. La Casa Bianca ha subito lo scetticismo e le proteste in tutto il mondo dell’operato della sua amministrazione per fronteggiare il problema dell’immigrazione clandestina, e, in virtù di ciò, si è vista costretta a fare un passo indietro dando, appunto, il via libera ai ricongiungimenti. In pochi mesi, i funzionari dell’immigrazione hanno separato circa 2500 bambini dai loro genitori che hanno tentato illegalmente di oltrepassare il confine. Numeri e fatti che testimoniano le difficoltà che può generare un problema come quello dell’immigrazione.
L’amministrazione Trump ha ricevuto anche gli elogi da parte di giudici federali, che hanno visto come un’ottima mossa ricongiungere le varie famiglie in stato di detenzione, ma fanno comunque notare che ci sono ancora centinaia di famiglie separate, consigliando vivamente di migliorare questo tipo di sistema. Già a giugno, il giudice Sabraw ha imposto al governo e all’ACLUAmerican Civil Liberties Union, ovvero un’organizzazione non governativa che ha come obiettivo quello di difendere i diritti civili e le libertatà individuali negli Stati Uniti – di presentare, ogni giovedì, degli aggiornamenti scritti riguardo le famiglie ancora separate, precisando che la scadenza doveva essere rispettata. Ieri i funzionari della Sicurezza Nazionale hanno dichiarato di aver ricongiunto tutti i genitori idonei con i loro bambini, ma hanno notato che molti altri non lo erano perché rilasciati dall’ufficio immigrazione o perché erano nel loro paese d’origine o perché, semplicemente, avevano deciso di non ricongiungersi. Oltre 1800 bambini dai cinque anni in su sono stati riunificati con le loro famiglie a partire da giovedì, comprendendo 1442 bambini che sono stati restituiti ai loro genitori che erano in custodia negli Stati Uniti e altri 378 che sono stati rilasciati in altre circostanze, diverse tra loro.
A tutto questo si aggiungono le polemiche relative alle condizioni delle strutture di frontiera statunitensi, dove sono stati messi i bambini immigrati, che sono nate da alcune notizie che raccontano di cibo avariato e acqua insufficiente, fornita dalle autorità di frontiera tramite fontane o brocche nelle celle. Sarah Fabian, un avvocato del Dipartimento di Giustizia che ha lamentato questo tipo di condizioni nelle strutture, punta a trovare un accordo col governo per concordare una modalità di controllo efficace e migliore entro il 10 agosto, data in cui il giudice sceglierà l’operato da attuare.
Facendo un’analisi dell’operato dell’amministrazione Trump, Sabraw fa notare come i dipartimenti di sicurezza interna, di sanità e di servizi umani e giustizia non abbiano avuto un vero e proprio sistema che tenesse traccia delle famiglie che erano state separate da quando è iniziata la politica di “tolleranza zero“. Fondamentalmente ciascun dipartimento aveva il suo capo, ma tra loro non c’era alcun tipo di comunicazione. Tutto ciò testimonia le difficoltà nell’affrontare il problema dell’immigrazione. La situazione statunitense è, per certi versi, parallela a quella europea, ma entrambe condividono la delicatezza del problema, che Trump ha deciso di affrontare con il pugno di ferro fin dalla sua campagna elettorale. E’ giusto essere duri con quegli immigrati che sono, fondamentalmente, dei criminali, ma diventa importante fare una distinzione tra i farabutti e gli onesti, specialmente quando si tratta di bambini che non hanno nessuna colpa di tutto quello che sta succedendo, evitando di addossargli le colpe degli adulti. Tutto questo non tanto per una questione di “buonismo”, ma per una questione di “logica umana” che dovrebbe permettere di all’amministrazione Trump un’organizzazione efficace, evitando figuracce e tirate di orecchio da parte di giudici, avvocati e opinione pubblica. Affrontare il problema sì, anche con durezza se serve, ma sempre con coscienza.
Di Emanuele Marangon