Il Governo scricchiola e tace, dopo il discorso di fine anno il silenzio, assordante. Ripartiamo da lì

Tra i tanti discorsi di fine anno c’è stato anche quello del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Apparso un po’ affaticato, si è accinto ad enunciare il suo messaggio, che però è sembrato un po’ scricchiolante, così come il suo Governo: d’altronde, essendo il Presidente la figura che sintetizza la maggioranza stessa, non poteva essere altrimenti.

Ad aprire la tradizionale conferenza che si tiene a Villa Madama, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, il quale comincia col gettare delle premesse che già potrebbero lasciare perplessi sull’azione di governo. Verna, in quanto giornalista, non può che rivolgersi al premier Conte con la richiesta di difesa del diritto all’informazione e dell’educazione all’informazione a scuola. E qui cominciano già i primi imbarazzi.

Sappiamo tutti che dal momento in cui il governo giallo-verde è entrato in crisi, con la maggioranza degli italiani più volte radunatasi nelle piazze, buona parte dei giornali e telegiornali non ha fatto altro che tentare di minimizzare queste proteste, mentendo sui numeri e ridicolizzando i partecipanti. Dall’altro lato, enorme risalto mediatico è stato riservato ad un fenomeno, questo sì davvero ridicolo, come quello delle Sardine.

E non solo, anche la richiesta di una maggior educazione all’informazione a scuola sembra essere disattesa ancora prima che ne fosse fatta richiesta: questo non perché il Governo sia contrario, bensì perché abbia deciso di riservare pochi spiccioli della spesa pubblica a favore della pubblica istruzione. Da qui le dimissioni del Ministro Fioramonti, amareggiato dalla scelta del suo partito e della maggioranza di governo.

Terminata l’introduzione, arriva l’atteso discorso del presidente Conte che si impernia principalmente sui punti che il Governo vuole toccare nei prossimi anni, diciamo i cosiddetti “buoni propositi”.

Il premier inizia ricordando il motivo per cui la maggioranza PD-5Stelle aveva deciso di insediarsi al governo, ovvero quella di disinnescare l’aumento dell’IVA.

Con un inizio sulla difensiva, Conte prosegue affermando come la nuova maggioranza sia riuscita a varare una manovra economica di qualità nonostante il poco tempo a disposizione e gli innumerevoli ostacoli. Per vedere la presunta qualità servirà tempo, anche se la differenza rispetto all’anno scorso, per certi versi, sembra minima: basti vedere il rapporto deficit/PIL fissato al 2,2% per il 2020, dopo che il 2,4% inizialmente dichiarato dal precedente Governo venne demonizzato e provocò malcontenti nei confronti dei 5Stelle stessi.

A quali ostacoli si riferisca, invece, non ci è dato saperlo: probabilmente quelli interni alla stessa maggioranza, come ci ricorda la celebre frase “Giuseppe stai sereno” del senatore Renzi, che prima spinge per un’alleanza giallorossa, poi pensa bene di allontanarsene fondando un partito proprio.

Altri punti che vengono toccati nel discorso sono la volontà di effettuare una riforma burocratica, che la snellisca e la renda più efficiente, dacché una burocrazia lenta danneggia le imprese, ma anche uno stanziamento a priori del 34% della spesa pubblica destinata al Mezzogiorno, perché “se il sud non riparte il PIL avrà sempre percentuali scarse”. Sarebbe però da spiegare al Governo che le imprese vengono danneggiate anche da quella pressione fiscale al 42,1% stimata dall’OCSE.

Ed è proprio il fisco un’altra delle materie trattate dal premier, in particolare quella della lotta all’evasione che è diventata ormai punto fisso della manovra della nuova maggioranza.

Quello della lotta all’evasione è sicuramente un ambito cui ogni governo italiano dovrebbe essere interessato, date le dimensioni del fenomeno. Tuttavia, per combattere una piaga così radicata nel sistema italiano, occorre pensare e attuare delle manovre che siano veramente efficaci e lungimiranti: aggettivi che non si addicono a quelle azioni varate dall’attuale governo, che tra “Lotteria degli scontrini” e lotta al contante sembrano piuttosto l’ennesima costrizione nei confronti degli imprenditori e dei consumatori italiani.

In particolare, è da questo punto che il presidente Conte lascia trasparire maggiormente, seppur sempre in maniera velata, un’altra delle costanti del suo discorso, ovvero gli attacchi a Matteo Salvini: da un lato il premier dichiara che la lotta all’evasione, stimata in 100 miliardi di euro l’anno, potrebbe essere il mezzo concreto per finanziare l’abbassamento delle tasse, dall’altro lato attacca l’ex ministro asserendo che servono, per l’appunto, misure concrete e non la semplice declamazione di una generica volontà di riduzione delle tasse fatta senza proposte.

Il capo del governo, tra le altre cose, non ha potuto non ribadire come il paese abbia necessità di infrastrutture, che si debba ripartire come è ripartita la ricostruzione del ponte di Genova, un ponte “modello di tecnologia” che verrà terminato in soli venti mesi. Neanche il tempo di dirlo, che appena due giorni dopo crollano dei calcinacci dalla galleria Bertè sull’A26. E da qui si ritorna a discutere delle concessioni autostradali, altro potenziale punto di conflitto all’interno della maggioranza.

Insomma, tanti i temi trattati e che verranno toccati nei prossimi anni. Nel discorso anche parole che però sanno un po’ di beffa: il Primo Ministro, infatti, afferma che la politica deve essere credibile agli occhi dei cittadini e che si presenterà come tale.

Eppure sappiamo tutti, sondaggi ed elezioni europee lo testimoniano, che la maggioranza degli italiani non vuole questo governo: magari esso è anche legittimato dalla Costituzione, ma la volontà della maggioranza del popolo è quella di tornare alle urne.

Risulta quindi un po’ difficile presentarsi come “credibile” agli occhi dei cittadini se poi si va contro la volontà dei cittadini stessi.

Federico Fontanelli