Australia, più di 180 arresti per incendio doloso

La tragedia degli incendi che stanno colpendo diverse regioni dell’Australia, in particolare nella parte meridionale dell’isola, non sembrerebbe avere un’origine naturale. Le autorità dell’isola-stato hanno infatti arrestato circa 180 persone con l’accusa di incendio doloso.

Pur non essendo chiaro il movente, al momento si registra una percentuale del 70% di minorenni tra gli arrestati. Una cifra incredibile se si pensa a quanti danni sono stati causati da questi roghi: sono infatti rimaste coinvolte più di 2.500 case, andate completamente distrutte, senza contare le almeno 25 vittime sinora registrate.

A tutto questo fa aggiunta una catastrofe ambientale senza precedenti nel recente passato: il WWF stima che siano morti circa un miliardo di animali, una vera e propria strage in Australia, un Paese che fino ad ora aveva conservato prudentemente una delle biosfere più ricche e straordinarie del mondo. Basti considerare che, secondo i dati raccolti dalla Australian Broadcasting Corporation 87 specie tra quelle conservate nel Parco Nazionale dello Stirling Range non si trovavano in nessun altro luogo del mondo e hanno duramente subito gli incendi.

Particolare preoccupazione desta lo stato di conservazione dei koala: pare che circa il 30% dell’intera popolazione di questa specie sia andato disperso nel corso degli incendi e in molti ricorderanno il video, diventato presto virale sui social, delle “grida” di disperazione di un koala poi raccolto da una turista che ha sfidato le fiamme per cercare – invano – di salvare quell’animale.

Non mancano poi le tragedie di natura socio-ambientale: verranno infatti abbattuti circa 10mila cammelli non per problemi alla salute generati dagli incendi, ma perché la necessità di fonti idriche metterebbe a repentaglio la sopravvivenza degli aborigeni. La comunità nativa australiana ha infatti lamentato che le loro scorte d’acqua si sono drasticamente ridotte dopo che i cammelli hanno iniziato a dissetarsi lì, non trovando più fonti d’idratazione alternative.

Un caos del quale imputato principale – all’infuori dei piromani – è il Primo Ministro Scott Morrison, che ha recentemente subito dure critiche per essere andato in vacanza alle Hawaii nel corso delle festività natalizie, quando l’emergenza incendi era già iniziata pur non avendo toccato il picco raggiunto nei giorni tra il 25 e il 31 dicembre. Se l’origine dolosa degli incendi potrebbe togliergli qualche responsabilità dopo che aveva ribadito la posizione conservatrice del suo governo sui temi ambientali, l’allontanamento dal Paese e la crisi sociale e ambientale successiva potrebbero costare caro a Morrison.

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