Il vero fascismo non è antisemita

Il marito della Segre era neofascista e persino candidato alla camera per il Movimento Sociale Italiano nel 1979? Qual è esattamente il problema appurata una cosa del genere? Nel successivo discorso è da fare un’importante premessa: ovvero che in famiglia questa decisione non venne ben presa e che anzi alla fine, così come riportato da La Verità, il marito della Senatrice Segre dovette lasciare il suo impegno politico. Del resto i tempi non erano ancora maturi per un ritorno alle origini, ovvero a una visione di fascismo non antisemita così come inizialmente previsto da Mussolini.

Dobbiamo infatti ricordare che una delle opere letterarie alla base del fascismo è Dux, un libro scritto dall’ebrea Margerita Sarfatti, donna che – oltre a essere stata amante di Mussolini – fu anche una vera e propria musa ispiratrice nel tracciare i punti focali dell’ideologia fascista.

Recentemente il libro Dux è stato ristampato con prefazione di Caio Giulio Cesare Mussolini, nipote e candidato per Fratelli d’Italia alle elezioni europee.

Lo stesso Benito Mussolini, intervistato da Emil Ludwig, nel 1933 affermava sulla questione razziale: “Razza: questo è un sentimento, non una realtà; il 95% è sentimento. Io non crederò che si possa provare che biologicamente una razza sia più o meno pura (…) Quelli che proclamano nobile la razza germanica sono per combinazione tutti non germanici: De Gobineau francese, Chamberlain inglese, Woltmann israelita, Laponge nuovamente francese. Una cosa simile da noi non succederà mai. L’orgoglio nazionale non ha bisogno di deliri di razza (…). L’antisemitismo non esiste in Italia.(…) Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini, e come soldati si sono battuti coraggiosamente”.

Parole che pongono quindi un’analisi sull’applicazione dell’antisemitismo in una ideologia totalitaria.

Nei vari movimenti totalitari del ventesimo secolo è solo il nazismo che apertamente ha posto una questione razziale fin dalle origini. Il motivo alla base è semplice: tutte le evoluzioni del socialismo devono individuare un elemento contro cui combattere. Quindi il comunismo vede come nemico il capitalista e ne propugna la lotta di classe, una lotta che vede contrapporsi da una parte la classe operaia e dall’altra il capitale. Il fascismo invece individua come nemico le democrazie demoplutocratiche, che -certamente più potenti dell’Italia- impongono il loro dominio sul mondo intero e che quindi sono da combattere o da almeno da limitare nella loro forza. Il nazismo invece individua come nemico un soggetto interno allo stato, ovvero la comunità ebraica, come nemico da combattere nella lotta di classe.

È solamente in una società moderna, dove con troppa facilità non si pongono distinzione tra fascismo e nazismo, che emergono dei blackout dell’informazione, blackout dove un’influenza del nazismo sull’ideologia fascista viene vista come elemento predominante di un’ideologia che basa i suoi punti focali su altri contenuti e su altri nemici.

Non c’è nessuna giustificazione nei confronti del Manifesto della razza, firmato anche da Giorgio Almirante e che è emblema di una deriva dell’ideologia fascista uscita dalla sua vera natura, ma è necessario avere una lucida visione della situazione anche per capire esattamente le caratteristiche delle varie ideologie. Non stupisce quindi che il marito della Segre abbia tranquillamente creduto in un’idea politica e che si sia al contempo sposato con una donna di origine ebraica.

Del resto un fascista acculturato, o almeno con un minimo di conoscenza dell’ideologia che sostiene, non è di certo antisemita. Combatte semmai contro quei sistemi di governo straniero che impediscono all’Italia di essere una grande Nazione.

M.S.