Il Coronavirus mostra la debolezza del sistema consumistico

Il contagio da Coronavirus è avvenuto a causa di Atalanta-Valencia, la colpa è dei turisti in vacanza, ma no la colpa è dovuta a chi diceva che era una semplice influenza“. L’Italia chiusa dai decreti è alla ricerca spasmodica del colpevole, in un giogo che ci ha sempre contraddistinti e ancora di più a partire dagli anni ’90.

Sono tutti modi per non affrontare il sistema, per far in modo che tutto venga spiegato come un semplice ingranaggio rotto quando in realtà è il sistema che ha dimostrato il suo fallimento. Il Coronavirus ha dimostrato quindi il fallimento assoluto del sistema consumistico, che va oltre la diatriba tra capitalismo e comunismo dal momento che quest’ultimo vive e sopravvive grazie al consumismo.

Negli ultimi anni la vendita nei nostri negozi, aperti ormai 24 ore su 24, di prodotti cinesi ha superato ogni possibile previsione. Oggetti che un tempo erano considerati di scarsa qualità ora vengono tranquillamente venduti perché tanto non costa niente comprarne un altro simile della stessa qualità.

Si deve a tutti i costi consumare, anche andando a tutti i costi in vacanza. Hai un lavoro precario e il rischio di perdere la tua casa? Nessun problema, l’importante è puntare a farsi belle storie sui social per vantarsi con gli amici o conoscenti. La scena delle piste da neve affollate in pieno marzo e a fine inverno ne sono un emblema così come la totale omologazione nell’andare in palestra, fare fitness e fare lo spritz time.

Lo Stato così si trova a dover affrontare grossissimi problemi quali l’impossibilità di chiudere realmente le frontiere: in termini elettorali si perderebbero infatti i voti di coloro che vanno continuamente in giro per il mondo, ma anche di albergatori e ristoratori. Proteste che d’altronde vedrebbero coinvolti anche gli imprenditori delle cosiddette attività “non essenziali”, che oggi vedono messo a rischio non solo il loro prodotto ma anche il lavoro – quello sì essenziale – dei loro dipendenti.

Sulle persone abbiamo poco da dire. Siamo assuefatti all’idea di dover consumare a tutti i costi e siamo arrivati al punto di comprare a qualsiasi ora i prodotti o ad aspettare che Conte alle 11 di sera ci intimi di restare a casa, poi però giriamo la polemica sul fatto che Conte ha usato Facebook per comunicare il tutto. Polemiche nei fatti ancora superficiali. L’Italia del boom economico e con tecnologie inferiori si permetteva senza problemi di chiudere una fabbrica per un mese, ma ora non lo può fare perché si ragiona con la paura di essere distrutti dalle tasse e con la paura della burocrazia.

La burocrazia infatti è l’altro grande male del nostro paese. Si fanno concorsi iperselettivi per trovare personale qualificato, ma nei fatti il personale poi assunto – e nessuno me ne voglia – è incapace di creare un testo giuridico completo e preciso. Per fortuna che nel nostro paese il Codice Civile e quello Penale sono stati fatti negli anni ’30 e ’40 perché se venissero rifatti oggi i risultati sarebbero catastrofici.

Giorgio Cegnolli