Le RSA ancora chiuse ai parenti in Trentino? Un tormento per tanti anziani

Non lascia perplessità il fatto che a tre mesi dall’inizio del lockdown per le RSA queste siano ancora chiuse con l’impossibilità da parte di tanti famigliari di andare a vedere i propri parenti, ma sopratutto con quest’ultimi che si ritrovano nell’assoluta lontananza dai propri cari e con semmai un’età ormai avanzata. Si parla infatti tanto della moria per Covid-19 all’interno delle RSA, ma nessuno parla anche di un altro aspetto: il rischio di morire da soli.

Così dopo 3 mesi di lockdown continua un dramma umano: la solitudine di persone novantenni che sono più spaventate dalla possibilità di non rivedere mai più i propri figli e nipoti che non dal contagio da Covid-19. Alla stessa maniera la pensano anche i famigliari che certamente hanno apprezzato all’inizio la decisione di UPIPA e di SPES di cercare di limitare il contagio e di evitare la scomparsa di una generazione, ma che dopo oltre 3 mesi e dopo un sensibile miglioramento dei dati chiedono la possibilità di incontrare, nel massimo rispetto di tutte le norme di sicurezza, i propri cari.

Certo si deve innanzitutto tutelare la salute anche degli operatori, troppo spesso dimenticati e bistrattati nonostante il loro duro lavoro, ma ogni valutazione deve essere fatta anche a favore degli anziani ospiti e che stanno rischiando di morire, senza poter nemmeno stringere la mano ai propri figli, per motivi completamente diversi dal Coronavirus.

Riaprire del tutto le RSA senza valutare misure di protezione sarebbe un errore gravissimo, visto che quel mondo rappresenta tuttora uno dei principali focolai dei nuovi contagi; riaprire con cautela rappresenterebbe invece un ottimo modo di conciliare sicurezza sanitaria e i diritti umani di un anziano che ha come solo bene l’affetto dei propri parenti.