Medici lombardi scrissero all’ATS, ma non ebbero risposta. Un’inchiesta mette a rischio l’operato del Governo

Coronavirus
Consiglio dei ministri straordinario sul Coronavirus

Con l’epidemia di coronavirus che continua ad attanagliare l’Italia e il Paese ancora fermo nel rispetto del lockdown e delle misure restrittive, l’operato del Governo nella gestione di questa drammatica pandemia continua ad essere fonte di dibattito e di discussioni in tutta la penisola.

In quest’ottica, il Corriere della Sera ha pubblicato un lungo reportage ripercorrendo e ricostruendo passo passo le dinamiche (ed i fatti) che hanno portato l’Italia ad essere uno dei Paesi maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria di Covid-19. Dall’inchiesta sono emersi alcuni retroscena molto interessanti che evidenziano come il Governo, almeno nella fase iniziale della pandemia, si sia mosso in ritardo.

Nell’articolo viene evidenziato come i primi casi di “polmoniti anomale” fossero già stati riscontrati ai primi di gennaio, con alcuni medici bergamaschi che avevano deciso di scrivere, a metà febbraio, una lettera alle Agenzie di Tutela della Salute, che dal 2015 sostituiscono le vecchie Asl (a tal proposito diviene interessante affrontare una riflessione circa l’intervento sulle stesse del Governo Renzi attraverso la legge Madia sulla nomina ai dirigenti cui la politica locale avrebbe dovuto sottostare), invitandola a compiere maggiori accertamenti su tutte le radiografie toraciche fatte dal 25 dicembre in poi. Una lettera destinata a rimanere senza risposta ma che, a posteriori, avrebbe potuto almeno mettere in allarme le Istituzioni sanitarie di una delle provincie maggiormente colpite dal virus.

A fronte di questa serie di casi di “polmoniti anomale” aveva convocato, lo scorso 22 gennaio, una task force che aveva dapprima raccomandato tamponi per “tutti i casi di polmoniti insolite” salvo poi ritrattare qualche giorno dopo e disporli solamente per i pazienti arrivati da Wuhan o che avevano avuto contatti con la Cina.

Un altro passo particolarmente interessante è quello relativo alla gestione di mascherine e dispositivi di protezione personale, sulla quale il Governo potrebbe avere ben più di una responsabilità. Lo scorso 15 febbraio infatti, partiva da Brindisi un volo diretto a Pechino con all’interno circa due milioni di materiali sanitari che il Governo italiano aveva deciso di regalare alla Cina come segno di vicinanza.

Pochi giorni dopo però, nelle zone più colpite dal virus veniva lanciato l’allarme circa la mancanza di mascherine e tute di protezione, ponendo gli operatori sanitari nella difficile condizione di dover gestire la sempre più incalzante epidemia senza avere la strumentazione adeguata e sottoponendo gli stessi a gravi rischi per la loro salute.

Inoltre, ad aggravare la situazione, vi sarebbe anche il fatto della tardiva firma, da parte della Protezione Civile, dell’accordo per la fornitura di respiratori meccanici, strumenti imprescindibili per le terapie intensive di tutta Italia per gestire gli afflitti da Covid-19. Borrelli avrebbe firmato questo accordo i primi giorni di marzo, più di un mese dopo l’annuncio dello stato d’emergenza per l’Italia da parte del Governo e dalla costituzione della task force.

Secondo quanto riportato dal Corriere, questo ritardo nell’azione sarebbe dovuto ad una divergenza d’opinioni tra il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e il Premier Giuseppe Conte. Se il primo era fin da subito per una chiusura totale, Conte ha preferito agire per passi, evitando di cedere alle pressioni delle opposizioni, optando per piccoli e cadenzati passi.

Questa mancanza d’unità, anche tra le file del Governo, ha certamente contribuito a ritardare tutta una serie di operazioni che, se fossero state prese prima, probabilmente avrebbero concorso a rendere più mite l’effetto del coronavirus sulla penisola italiana. Virus che invece si è espanso a macchia d’olio, costringendo le autorità a ricorrere a misure restrittive drastiche.

A tal proposito, tra i primi politici a intervenire sul caso, anche l’eurodeputato lombardo Angelo Ciocca, della Lega, che in merito all’inchiesta del Corriere ha twittato con tono polemico, dopo le innumerevoli (e spesso immotivate accuse alla regione Lombarda):

Assurdo! #DiMaio mandò in piena emergenza due tonnellate di materiale sanitario alla #Cina .Giorni dopo, #mascherine e tute per gli operatori sanitari si rivelarono introvabili nelle zone più colpite della #Lombardia e non solo! #20aprile#ForzaLombardia

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