Il razzismo “de facto” dell’antirazzismo politically correct dem

Uno dei concetti fondamentali della civiltà è quello dell’isonomia: significa che la legge è uguale per tutti ed è un fondamento della democrazia moderna.

Questa semplice regola giuridica discende da un’idea che è insita nell’uomo civilizzato, ovvero che si debba essere imparziali ed equanimi, quanto più possibile, nel giudicare gli uomini e le loro azioni. Per esempio, non bisogna fare differenze, nel bene e nel male, tra persone diverse per fede professata, colore della pelle o qualsivoglia altra caratteristica od orientamento. Credo che tutti siamo d’accordo su questo elementare concetto.

Ebbene, esaminando la storia, le circostanze in cui questa regoletta sia stata brutalmente calpestata, ignorata o aggirata sono, purtroppo, infinite: le ingiustizie, le sperequazioni, i razzismi di ogni forma e colore si sono succeduti nei secoli, scrivendo pagine ripugnanti.

Se mi fermo ad osservare il presente, però, devo dire che non ci sono stati grandi cambiamenti: certo, in Italia, apparentemente, non esistono distinzioni di genere, di razza, di religione. O, perlomeno, così sta scritto nelle tavole della legge. Ma le distinzioni ci sono, eccome!

Provate ad immaginarvi una trasmissione televisiva di Stato, in cui un ospite, magari indicato come corifeo del pensiero di destra, si riferisca ad un giornalista straniero definendolo: “Ridicolo vecchio finocchio”. L’esecrazione globale esploderebbe immediatamente, con proteste, denunce ed appelli alla cacciata perenne del bruto da ogni spettacolo nazionale: e vorrei anche vedere!

Ebbene, a ruoli invertiti, un corifeo della correttezza politica dem, per di più ospite tanto nella trasmissione quanto nel nostro Paese, ha definito, con la massima serenità, “prostituta” la moglie del suo ex presidente, recidivo, tra l’altro. Certo, alla sparata del signore in questione, si sono viste labbra contratte e sopracciglia alzate: ma per la paura delle conseguenze, non certo per esecrare il giudizio, diciamo così, inurbano.

Perché l’autore del sanguinoso insulto rappresenta una categoria più protetta delle civette delle nevi: è di origine ebraica ed è omosessuale, oltre, naturalmente, a collocarsi politicamente, dalla parte del bene a prescindere. Quindi, gli insulti, le reprimende, le censure che sarebbero spettate a un bieco conservatore, con lui diventano impossibili e scommetto che, tra qualche giorno, lo vedremo ricomparire a proferire apoftegmi con quella sua voce tanto caratteristica, come se nulla fosse accaduto.

Amici miei, la legge non è affatto uguale per tutti: esistono ancora i raccomandati, i protegés, gli intoccabili, come esistono i paria, gli innominabili, i reietti. Fatevene una ragione. Se sei un coraggioso ragazzino nero e dei dementi ti ammazzano, al tuo funerale accorreranno, con trombe e bandiere, le massime cariche dello Stato, con gramaglie e muste di circostanza: ed è giustissimo che sia così. Però, se sei un’allevatrice di capre nera ed è nero anche chi ti ammazza, al tuo funerale, di quegli ipocriti sepolcri imbiancati non si farà vedere nessuno, probabilmente, per evitare qualche domanda imbarazzante. E questo è un po’ meno giustissimo, se permettete.

Sapete qual è il vero antirazzismo? Non curarsi per nulla della razza: vedere in un essere umano soltanto un essere umano. E valutarlo e giudicarlo a prescindere dal suo colore, dalla sua appartenenza politica, dai suoi orientamenti in camera da letto: assolverlo, se è da assolvere, e condannarlo quando sia da condannare.

Pena l’assenza di credibilità della cosiddetta democrazia.

Marco Cimmino