Gli emuli tardivi di Rame e Fo e i sette terroristi vigliacchetti

Leggendo i social, negli ultimi giorni, si aveva l’impressione di vivere in un Paese bipolare: dopo la notizia dell’arresto dei sette terroristi in Francia, la politica online si è spaccata in due contrapposte linee di pensiero.

Oddio, forse, definirle linee di pensiero è eccessivo: diciamo due diversi modi di gramolare e peptonizzare la realtà, con stomaci differenti. Gli uni hanno gioito al grido di: giustizia è fatta, finalmente! Gli altri hanno invocato la civiltà, che imporrebbe di non prendersela con dei vecchietti per azioni compiute quando erano giovani e belli.

Io, che c’ero e che li ho visti in azione, quei vecchietti, ricordo perfettamente una serie di aspetti peculiari del loro carattere: il primo è, senza dubbio, il delirio d’onnipotenza. Si credevano nel giusto e, ancor più, si credevano giustizieri. Puntare un’arma dava loro un senso enorme di arroganza e di potere.

Il secondo è il cinismo, con cui agivano e, soprattutto, con cui se la cavavano, protetti da sindacalisti e operai, nascosti e foraggiati da altoborghesi annoiati, accolti da repubblichette in chiffon.

Il terzo è la vigliaccheria: questi rambo in falce e martello erano quasi tutti dei vigliacconi: come i GAP, da cui traevano ispirazione, colpivano alle spalle, ma mai avrebbero affrontato il nemico a viso aperto. Lo dico a ragion veduta: proprio a Trento, nella celebre facoltà di Sociologia, che è stata la pepinaia di tanti brigatisti, ho assistito alla ridicola débacle dei nipotini di questi signori. Massa abbaiante, dietro il velo della Celere e, poi, stormo di passeri in fuga, finita la protezione celerina.

Fino a ieri, questi terroristi in dorato esilio se la passavano benissimo: si facevano fotografare a brindare nei bistrot alla salute di Mitterand, con quei loro sorrisetti furbi, da levarti le sberle dalle mani. Non sembravano assassini: parevano, piuttosto, bancarottieri fuggiti in qualche paradiso giudiziario. Poi, giusto per non farci la figura del pirla, Macron li ha fatti blindare, ma solo un pochettino: ventiquattr’ore, tanto per dire che ci avevano provato. E, poi, li ha rimandati a casa.

Ma quelle ventiquattr’ore sono bastate per scatenare la canaglia del Soccorso Rosso: gli emuli tardivi di Franca Rame e Dario Fo, che si stracciavano le vesti per gli assassini e non si filavano di striscio i ragazzini bruciati vivi.

State tranquilli: i brigatisti non la pagheranno e se ne staranno al calduccio, protetti da qualche gabola giudiziaria. Quindi, il dibattito su internet è pura accademia. Però, tutta la faccenda a una cosa è indubbiamente servita: a fare uscire di sotto i sassi le scolopendre.

Leggetevi quei nomi: imparateveli a memoria. Ecco, quello è il nemico: quelli che firmano proclami contro Calabresi o per i sette criminali di Francia.

Ricordateveli sempre e disprezzateli.

Sempre.

Marco Cimmino