Tra prevenzione e commedia: lo spot vaccinale con Bassetti, Crisanti e Pregliasco

Sì sì sì, sì sì vax, vacciniamoci / Il Covid non ci sarà più se ci aiuti anche tu“. Questo il ritornello di uno spot vaccinale, promosso dalla trasmissione radiofonica Un Giorno da PecoraRAI Radio 1 e che vede protagonisti tre immunologi divenuti celebri nel corso della pandemia: Matteo Bassetti, Andrea Crisanti e Fabrizio Pregliasco.

Lo spot, sulle note di Jingle Bells, contiene molteplici rimandi alla vaccinazione, con l’invito a sottoporsi anche alla terza dose in vista delle feste. A volte con scelte testuali anche discutibili come “Con la terza dose avrai feste gioiose“, come se invece limitarsi alla seconda o alla prima essendo magari guariti da poche settimane volesse significare un brutto periodo natalizio.

Al di là delle scelte stilistiche e artistiche, lo spot – che dovrebbe incentivare appunto ad aderire alla campagna vaccinale – risulta un po’ stucchevole. Innanzitutto, è opportuno leggere i dati: secondo il report effettuato da Il Sole – 24 ORE le persone vaccinate in Italia sono oltre 46 milioni, ovvero il 77,83% della popolazione totale. Si potrebbe pensare che lo spot serva a convincere quel restante 22%, eppure i distinguo da fare sono molteplici: se si considerano gli italiani nati dal 2016 in avanti, la percentuale sale al 79,97%, se si prendono invece tutti gli italiani nati dal 2009 si sale all’85,39%.

La stragrande maggioranza dei “non vaccinati” – evidentemente campione di popolazione diverso dai no vax – è composta principalmente da bambini, soggetti che fino a pochi giorni fa non avevano nemmeno avuto l’ok alla vaccinazione da parte di EMA e AIFA: infatti solo lo scorso 1° dicembre l’AIFA aveva dato il via libera alla doppia somministrazione di Pfizer per i bambini dai 5 agli 11 anni. In questo caso, dunque, la vaccinazione non solo non è una libera scelta, dato che sono i genitori a dover decidere, ma tra l’altro non era nemmeno in discussione fino a tre settimane fa.

La stessa percentuale di persone non vaccinate per fascia d’età mostra un’altra evidenza al riguardo: gli over 80 non vaccinati sono il 4,25%, ovvero la fascia più immunizzata insieme ai 70-79 (6,72%) e ai 60-69 (8,93%). Moltissimi i ragazzi tra 20 e 29 anni: ad aver ricevuto almeno una dose è stato più del 90%. Le fasce meno immunizzate invece sono i 30-39 anni (14,01% non vaccinati), 40-49 (14,84%) e appunto la 12-19, di cui circa un quinto (20,67%) non ha ricevuto nemmeno una dose.

Cui prodest, dunque, lo spot? Si devono convincere bambini che non possono nemmeno decidere se vaccinarsi o no? Si devono convincere i genitori, ai quali fino a qualche giorno fa non era stato raccomandato da alcun ente di procedere alla vaccinazione dei bambini sotto a 12 anni? Oppure si vuole convincere quel 15% circa di persone che non si sono volute vaccinare nonostante l’introduzione del Green Pass o del Super Green Pass? E se lo scopo finale era di arrivare al 100% di vaccinati, perché il Governo Draghi non ha fatto immediatamente ricorso all’obbligo vaccinale, imposto invece solo ad alcune categorie lavorative?

Viene infine da chiedersi quanto di vero ci sia nel passare “feste più gioiose” con la terza dose: qualche giorno fa Franco Locatelli – coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico – aveva proposto di sottoporre a tampone anche ai vaccinati per l’accesso ai grandi eventi pubblici, ipotesi rilanciata anche dal Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, secondo cui per il cenone di Natale “è preferibile sottoporsi a un molecolare“.

Con la terza dose avrai feste gioiose” è una strofa inserita nella canzone, evidentemente si sono dimenticati di aggiungere “E prima del cenone / fatti un bel tampone“.