E quando il fascismo tornò, non lo videro…

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E quando il fascismo tornò, non lo videro, perché furono troppo occupati ad accusare di fascismo coloro che ne denunciavano il ritorno, oppure perché invocavano sicurezza in cambio delle loro libertà e dei loro diritti costituzionali, ceduti volentieri purché, chi deteneva il potere, desse loro quel falso senso di sicurezza che solo un carceriere può dare…  E deridevano e accusavano di complottismo e persino di populismo coloro che non si piegavano, godendo del fatto che il potere li perseguiva a norma di legge, facendo terra bruciata intorno a loro…

Questo potrebbe essere l’incipit di un romanzo distopico…  o di un capitolo di un libro di storia futuro. Difficile immaginarne la differenza se guardassimo al passato, ai regimi autoritari del XX secolo e come questi si imposero presso le popolazioni che li subirono. Del resto, la trama, nei corsi e nei ricorsi storici, non cambia mai perché ripercorre gli schemi psichici dell’essere umano: crisi, pericoli e quel falso senso di sicurezza che solo l’autoritarismo può darci, offrendoci in cambio della sua “protezione”, un po’ delle nostre libertà, un po’ dei nostri diritti. Che però, esso si prenderà del tutto, poco per volta, fino a rendere quei diritti e quelle libertà dei meri enunciati di principio, magari pure iscritti in una carta antifascista, ma la cui sostanza è decisa da chi esercita concretamente il potere… 

Il quale, per rafforzarsi nell’immaginario collettivo, oltre il perseguimento legale, usa il più efficace degli strumenti a sua disposizione: la propaganda, che mira in primis a identificare un nemico comune che vuole destabilizzare l’ordine e la vita sociale. Che poi questo sia un gruppo politico, un singolo individuo, uno Stato straniero o un virus, poco importa. Importa che il popolo destinatario di quella propaganda non senta la lacerazione dei propri diritti e anzi, vi rinunci ben volentieri pur di respingere quel nemico vero o presunto.

Lo schema, dunque, è sempre uguale a se stesso, anche perché gli uomini hanno una memoria davvero corta, mentre è sempre forte il loro bisogno primario di sicurezza, soprattutto quando questa è amplificata e portata all’estremo da un allarmismo ricercato e spesso voluto grazie alla propaganda, che si propaga nella società a tutti i livelli: mediatici ed educativi. Ed è sempre la storia del ‘900 a insegnarci come questo schema sia straordinariamente efficace, fino al punto che gli uomini rinunciano ben volentieri alla loro dignità di persone libere, ciò pur di ottenere protezione e sicurezza, che puntualmente si rivelano illusioni a uso e consumo delle élite che detengono il potere.

E purtroppo, quando il popolo poi si accorge del madornale errore, o almeno quando se ne accorge quella parte precedentemente obnubilata dalla propaganda e deridente l’altra parte, è troppo tardi ormai per rimediare: il patto sociale, la legalità costituzionale faticosamente conquistata in anni di lotta, i diritti e le libertà affermatisi come intangibili e insuscettibili di essere compressi dagli abusi del potere, sono svaniti. Resta solo l’oppressione, la censura, la prevaricazione come sistema legale, il potere delle élite come fonte unica di diritti e libertà (comunque sempre limitati e condizionati). Null’altro vale.

E a coloro che hanno resisto non resta che un’unica consolazione: “L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari” (Gramsci). E forse è questo – come disse qualcun altro – il vero insegnamento che ci impartisce la Storia.